«L’ha lasciato là al buio a morire da solo in quel fosso»
Agliana, il dolore e le accuse della moglie e della figlia di Giuseppe Palumbo. Il funerale sabato mattina a Stazione di Montale
PISTOIA. Una disgrazia che potrebbe cacapitare ad ogni automobilista, in qualsiasi momento. Ne sono consapevoli. Ma ciò che non possono accettare è che quell’uomo se ne sia andato, abbandonandolo lì, da solo, a morire in quel fosso, al buio.
Non se la sentono di parlare la moglie e la figlia di Giuseppe Palumbo, il cinquantasettenne cuoco montalese ucciso da un pirata della strada domenica pomeriggio ad Agliana. Proprio lui, che come volontario della Croce d’Oro specializzato in rianimazione aveva salvato tante vite proprio prestando quel soccorso a lui negato. Ma affidano alla loro legale, l’avvocato Enrica Gardìn, le parole che hanno dentro. In particolare la moglie Mirella: «Non si sa se e quanto i soccorsi tempestivi avrebbero potuto tenerlo in vita, ma anche una sola ora in più, dentro un’ambulanza, ma tenendo la mano di una persona cara, sarebbe stato sicuramente meglio che morire da soli in una fossa, al buio».
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E sta proprio qui, nel cosa sarebbe accaduto se l’investitore, Francesco Ferraro, non se ne fosse andato dal luogo dell’incidente, il punto focale degli accertamenti che la procura dovrà adesso portare a termine in visto del processo per omicidio colposo e omissione di soccorso. Uno dei quesiti che il pm titolare dell’inchiesta, Claudio Curreli, porrà al medico legale che ha eseguito l’autopsia e che dovrà redigere una perizia, è se la vittima sia morta o meno sul colpo, se un eventuale soccorso avrebbe potuto salvargli la vita. La risposta avrà indubbiamente un peso nel determinare, in caso di condanna, l’entità della pena.
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In base alle prime valutazioni espresse già sul luogo dell’incidente, probabilmente Giuseppe Palumbo non è deceduto subito. Causa della morte non sarebbe stata l’impatto con l’auto ma l’emorragia provocata dalle ferite alla spalla e alla gola riportate quando è stato scagliato in avanti contro le lamiere del guardrail. Un decesso quasi certamente inevitabile, ma comunque sopraggiunto dopo cinque, dieci minuti. Ma la conferma arriverà soltanto con il deposito della consulenza del medico legale, tra almeno sessanta giorni.
All’autopsia di martedì pomeriggio ha comunque partecipato anche la consulente di parte nominata dall’avvocato Gardìn, il medico legale Silvia Meacci. «Nei prossimi giorni faremo un sopralluogo insiemne sul luogo dell’incidente per chiarire alcuni dubbi» spiega la legale. «Speriamo che questa non sia l’ennesima volta in cui un reato del genere viene punito con una pena ridicola ma con una sentenza esemplare – continua – La gravità della vicenda non è nell’incidente in sé, può capitare. Ma nel fatto che non si sia fermato a prestare i soccorsi».
Anche al fatto che poi Francesco Ferraro – che abita ad Agliana ma ad appena un chilometro dalla casa dell’uomo da lui travolto – si sia presentato “spontaneamente” ai carabinieri, quarantott’ore dopo l’incidente, la Moglie e la figlia di Giuseppe Palumbo non attribuiscono un particolare valore. «È facile dire che si è costituito – dice per loro l’avvocato Gardìn – ma in realtà non è così. È evidente che ormai era braccato (i carabinieri quella stessa mattina gli avevano suonato il campanello di casa per due volte, senza ottenere risposta, ndr). È facile nascondersi dietro una sorta di volontaria confessione quando sai che è questione di ore prima che ti prendano».
Il funerale sarà celebrato sabato mattina alle 10 nella chiesa di San Giacomo, a Stazione di Montale.
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