Il Tirreno

Pistoia

«Il Gatto Parlante non era un asilo lager»

«Il Gatto Parlante non era un asilo lager»

Smontano le accuse punto per punto gli avvocati difensori delle quattro ex maestre. La sentenza prevista per lunedì

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PISTOIA. Nessuna intercettazione ambientale, nessuna videoregistrazione. Un processo in cui l’unica vera prova è costituita dalle dichiarazioni di alcune giovanissime stagiste, studentesse di 16-17 anni, le sole testimoni oculari di comportamenti che non erano in grado di interpretare correttamente in quanto, per farlo, non avevano nè la competenza né la fondamentale esperienza professionale e di vita. Ragazze rimaste oltretutto in quell’asilo di Agliana solo per pochi giorni, al loro primo stage sul campo, e che, tra l’altro, non potevano certo non essere influenzate nel loro giudizio da ciò che, proprio nei mesi precedenti, avevano ripetutamente visto in tv e letto sui giornali del famigerato Cip Ciop di Pistoia.

Insomma, secondo gli avvocati difensori, nel nido aglianese “Gatto Parlante” i bambini non furono mai maltrattati, né furono vittime di un abuso di mezzi di correzione: quello non era un asilo lager.

Ieri, in tribunale, davanti al giudice monocratico Luca Gaspari, è stato il giorno delle arringhe difensive per il processo che vede alla sbarra per il reato di maltrattamenti quattro ex maestre della struttura, all’epoca dei fatti – e fino al 2011, quando l’asilo venne chiuso dal Comune – gestita dalla cooperativa sociale “Alice”, responsabile civile nel procedimento: in caso di condanna, dovrà provvedere in solido con le imputate all’eventale risarcimento nei confronti delle due famiglie che si sono costituite parti civili.

Nella precedente udienza, il sostituto procuratore Claudio Currelli aveva chiesto la condanna a due anni e mezzo di reclusione per tutte loro, e, in subordine, qualora il giudice ritenesse che nel comportamento delle imputate non vi fosse quell’abitualità che è a fondamento del reato di maltrattamenti, aveva chiesto la condanna a 9 mesi di reclusione per il reato di abuso di mezzi di correzione. Imputate nel processo, Cinzia Pettini, 54 anni, di Serravalle, difesa dagli avvocati Annalisa Lucarelli e Andrea Niccolai; Alice Cannas, 32, di Vernio (avvocato Paolo Natali); Stefania Briganti, 32, di Agliana, e Caterina Tibo, 32, di Montale (avvocato Erika Dugini).

I maltrattamenti contestati nel capo di imputazione sono di vario tipo: alcuni dei bambini venivano chiusi per punizione in stanze buie, oppure, quelli più grandi, legati nei seggioloni dei bimbi più piccoli “non solo per farli stare scomodi ma a scopo degradante...”. Oppure a volte venivano tolte loro di sotto le sedie affinché cadessero a terra. E poi alcune delle mamme sentite nelle passate udienze avevano testimoniato come i figli avessero raccontato loro di schiaffi e veementi sgridate faccia contro faccia.

Ieri in aula, è stata l’avvocato Lucarelli la prima a smontare, punto per punto, le accuse. Partendo proprio dall’errata interpretazione che le studentesse del liceo pedagogico chiamate a svolgere qualche giorno di stage al “Gatto Parlante” avevano dato ad alcuni episodi, poi citati nelle loro relazione, quelle che in seguito avevano dato il via alle indagini da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo di Pistoia. «Ragazze non solo giovani, ma alla prima esperienza. Il mondo dei bambini è un mondo a se stante, che chi non ha alcuna esperienza lavorativa o, come mamma, di vita, può facilmente fraintendere. Ciò ha contribuito ad una percezione errata, determinata a monte anche da altri fattori: l’influenza dei fatti del Cip Ciop e anche il pessimo rapporto con le maestre».

Così lo scherzo della sedia rubata da sotto il sedere a un bimbo troppo agitato era diventato una vessazione; l’insistenza con cui le maestre imboccava i bimbi più piccoli un ingozzarli a forza; l’alzare la voce nei momenti di maggior confusione, un urlare in faccia ai piccoli terrorizzati... Comportamenti che qualunque mamma sa essere normali nel rapporto quotidiano con un bambino così piccolo: ad esempio, piegarsi in avanti e sgridare il figlio guardandolo negli occhi, affinché il rimprovero abbia un efficacia educativa.

Tanto più che a fronte di 58 genitori poi sentiti dai carabinieri e che avevano descritto il Gatto Parlante come un asilo sereno, solo 3 avevano ritenuto che i lori figli avessero subito esperienze traumatizzanti. E sempre – sostengono gli avvocati – alla luce di ciò che avevano appreso in seguito alla chiusura dell’asilo e alle prime accuse di maltrattamenti già apparse sui giornali.

La sentenza è prevista per il prossimo lunedì.

Massimo Donati

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