Il Tirreno

Pistoia

I furbetti del cartellino: assenteisti ma non licenziati

Massimo Donati
Il palazzo della prefettura di Pistoia
◗
Il palazzo della prefettura di Pistoia

Alla prefettura di Pistoia i 49 dipendenti finiti sotto inchiesta sono tutti al lavoro (o già in pensione). Per smascherare gli specialisti della timbratura era stata installata una telecamera spia sul campanile della cattedrale

4 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Un paio se ne sono andati nel frattempo in pensione, altrettanti hanno chiesto e ottenuto il trasferimento per motivi personali in altri uffici e in altre città. Fatto sta che dei 49 dipendenti indagati per assenteismo (praticamente l'organico al completo, esclusi i dirigenti e quattro impiegati), quasi tutti lavorano ancora alla prefettura di Pistoia. Compresi coloro nei confronti dei quali, vuoi con il rito abbreviato, vuoi con un patteggiamento della pena, il gup del tribunale ha già emesso una sentenza di condanna poco meno di un mese fa. Il tutto mentre il governo Renzi - come scriviamo a pagina 5 - ha varato, nell'ambito dei decreti attuativi sulla Pubblica amministrazione, il giro di vite proprio contro i “furbetti del cartellino”, compresa la “sospensione per direttissima” dallo stipendio.

L'accusa per i dipendenti della prefettura di Pistoia finiti nel mirino della procura è quella di truffa aggravata ai danni dello Stato e violazione della legge sul pubblico impiego, perché avrebbero ripetutamente lasciato il posto di lavoro senza timbrare il badge elettronico o lo avrebbero fatto fare ad un collega. In mano agli inquirenti, proprio quel tipo di videoregistrazioni che, con l'introduzione delle nuove norme, porteranno, già entro 48 ore, constatata la flagranza, alla sospensione dal servizio e dallo stipendio del dipendente pubblico in odore di assenteismo. Senza aspettare le sentenze della magistratura.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.12821145:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/01/22/news/con-prove-schiaccianti-e-giusto-cacciarli-subito-1.12821145]]

Ad oggi, tredici dei dipendenti del palazzo del governo di Pistoia sono stati rinviati a giudizio e dovranno comparire davanti al tribunale il 27 maggio prossimo. Nei confronti di altri 31, il pm Fabio Di Vizio, titolare dell'inchiesta, non ha ancora concluso le indagini. Oltre a due patteggiamenti della pena (8 mesi e 300 euro di multa; 10 mesi e 400 euro) e a una condanna (6 mesi di reclusione e 200 euro) in sede di udienza preliminare e a un terzo patteggiamento concordato già ad indagini preliminari ancora in corso (8 mesi e 300 euro di multa), davanti al gup, lo scorso 22 dicembre c'è stata anche un’assoluzione. Due di coloro che hanno concordato la pena con il pm sono andati in pensione prima della sentenza.

L'inchiesta che ha portato davanti ai giudici gran parte dell’organico del Palazzo del governo di piazza del Duomo era stata avviata nel 2011 in seguito ad un esposto presentato in procura, in cui si faceva presente il sospetto comportamento da parte di alcuni impiegati. Indagini portate poi avanti dai carabinieri della Compagnia di Pistoia, che si sono avvalsi, per controllare gli spostamenti degli indagati, anche di telecamere spia: una piazzata sul campanile della cattedrale e puntata verso l'ingresso della prefettura, un'altra nascosta di fronte all'uscita secondaria del palazzo, e una, naturalmente, piazzata all'interno, in modo tale da riprendere i dipendenti mentre “timbravano” il cartellino.

I controlli erano andati avanti per alcuni mesi, dal 18 maggio al 31 ottobre del 2011. Di vari tipi i comportamenti anomali contestati dalla procura: gran parte dei dipendenti sarebbe uscita in orario di lavoro senza passare il badge elettronico, qualcuno affidandone la timbratura ad un collega. Nell’avviso di conclusione delle indagini della prima tranche, quella nei confronti dei primi 18 dipendenti, la procura aveva quantificato il danno economico provocato allo Stato in 5.328 euro. Cifre molto diverse da caso a caso: dagli 822,5 euro del caso più grave (94 ore di assenza dal lavoro in sei mesi e mezzo) ai 105 di quello più esiguo (solo 12 ore di assenza).

Per quanto riguarda gli altri 31 dipendenti nei confronti dei quali le indagini sono ancora in corso, probabilmente la procura deve ancora valutare le possibili contestazioni, in particolare quella relativa alla truffa aggravata ai danni dello Stato: in presenza di un numero di ore di ipotetico assenteismo talmente esiguo da non poter quantificare tale danno, questo tipo di reato potrebbe non configurarsi. Ma potrebbe restare in piedi la violazione dell’articolo 55 quinques del decreto legislativo 165 del 2001 sul pubblico impiego, aggiornato poi nel 2009. Per tale tipo di contestazione non sarebbe rilevante il danno causato bensì solo il fatto di averlo commesso. In attesa di dirimere la questione giuridica, la certezza è che sono tutti regolarmente al lavoro.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana