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Nuove accuse per l’ex ufficiale giudiziario
Soldi in cambio di pignoramenti e sfratti evitati o ritardati: il pm chiede il giudizio per Raffaele Caccavella e altre 12 persone
PISTOIA. Ventitré capi di imputazione, reati contestati che vanno, tra gli altri, dalla corruzione in atti giudiziari all’abuso d’ufficio, dalla falsità ideologica alla concussione, alla rivelazione di segreto d’ufficio. Nuove accuse per Raffaele Caccavella, ufficiale giudiziario in servizio fino a pochi mesi fa all’Ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti del tribunale di Pistoia e arrestato alla fine dello scorso gennaio.
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Caccavella, originario del Foggiano e residente a Pistoia, 66 anni e per oltre 30 in servizio al tribunale cittadino, era accusato, in sostanza, di aver favorito alcuni artigiani del Quarratino (la sua zona di competenza in qualità di ufficiale giudiziario) alle prese con pignoramenti. Nel corso della prosecuzione delle indagini, portate avanti dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale, sono però emersi ulteriori illeciti della stessa tipologia, oltre che episodi in cui, anche dietro compenso, l’ufficiale giudiziario aveva fatto rinviare ripetutamente sfratti esecutivi nei confronti di affittuari morosi che lui avrebbe dovuto fare eseguire.
Chiuse le indagini, adesso il pm Claudio Curreli, titolare dell’inchiesta, ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Caccavella, ed anche per altre 12 persone, la maggior parte delle quali imprenditori quarratini, imputati, a vario titolo di concorso nei reati di abuso d’ufficio, falsità ideologica, corruzione, utilizzazione di segreto d’ufficio. Per tre degli inquilini morosi la procura ha chiesto il processo, in un caso, per il reato di corruzione (in almeno due occasioni – sei i rinvii di sfratto che aveva ottenuto dall’ufficiale giudiziario – avrebbe pagato 100 euro per il favore ottenuto), per gli altri due imputati, marito e moglie, per concorso nei reati di abuso d’ufficio e di falsità ideologica in atti pubblici.
Per quanto riguarda i singoli comportamenti contestati dalla procura a Caccavella nell’ambito dei rapporti con gli imprenditori colpiti da provvedimenti di pignoramento, questi vanno dalla supervalutazione dei beni da pignorare (un esempio tra i casi presi in esame, una Kia Sorento del valore di mercato di circa 5.000 euro valutata 14.000); alla segnalazione in anticipo delle mosse degli istituti di credito verso i debitori (in modo da permettere a questi ultimi di “mettere al riparo” i beni e i conti bancari pignorabili), fino al rallentamento delle operazioni di pignoramento attestando falsamente di non aver trovato nessuno nell’azienda di turno il giorno fissato per l’esecuzione.
Tra i reati contestati a Caccavella, quello di concussione per aver costretto un vivaista, attorno al Natale 2010, a consegnarli quindici piante di varie specie per un valore di circa 500 euro. E anche quello di induzione indebita a dare o promettere utilità: in almeno 3-4 occasioni si era fatto fare il pieno di gasolio alla sua Audi A3.
Gli accertamenti erano partiti nel 2012, in seguito a una serie di voci sull’ufficiale giudiziario. Le indagini dei carabinieri sono andate avanti per anni. Nel maggio scorso c’erano già numerosi elementi di conferma, tanto che il pm Curreli aveva chiesto al gip di emettere un’ordinanza di custodia cautelare. E il 29 gennaio Caccavella era stato portato in carcere, per evitare i rischi di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Durante la perquisizione eseguita dai carabinieri nella sua abitazione, nel sottofondo di un cassetto, era stata scoperta una busta con 63.000 euro in contanti, ritenuti frutto dei suoi comportamenti illeciti.
Attualmente, Caccavella, che si è licenziato, è in libertà.
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