Il presidio
Fondazione, nuovo presidente a marzo
Ivano Paci: «Le battaglie sarebbero fuori luogo». Dodici milioni per il territorio, e l’invito ai Comuni a «proporre progetti»
PISTOIA. «Entro marzo sarà eletto il nuovo presidente. Abbiamo uno statuto - sorride Ivano Paci - che per certi versi ricalca la Costituzione degli Stati Uniti: eleggiamo il presidente nuovo prima della scadenza del vecchio».
A sceglierlo sarà «un Consiglio generale ampiamente rinnovato. Lo statuto è stato modificato con l’approvazione di un regolamento per l’accesso dei candidati al consiglio di amministrazione e al ruolo di sindaci revisori». Seduto al tavolo apparecchiato al terzo piano di Palazzo De’ Rossi, sede della Fondazione Caripit, il presidente Paci aggiunge guardando i venti commensali: «Le battaglie sarebbero fuori luogo per un’istituzione come la Fondazione. Sono convinto che tutto si svolgerà in serenità». Nessun nome rivelato alla stampa, solo la conferma che lui «è un presidente in scadenza, e presto sarà scaduto».
Sarà, aggiunge Paci, «una nuova primavera anche per la Fondazione».
Al pranzo di Natale con la stampa l’uomo che per 23 anni ha guidato la Fondazione Caripit annuncia che l’ente chiuderà il 2015 «con un bilancio eccellente dal punto di vista patrimoniale e reddituale. Crediamo sia buono anche il bilancio degli interventi sul territorio, al quale abbiamo destinato 12 milioni di euro. Stessa cifra, e forse qualcosa di più, sarà destinata nel 2016. Fondazioni più importanti della nostra - chiosa - si mantengono su livelli inferiori».
Sono pronunciate con tono calmo e in scioltezza, e non per questo hanno un significato meno pesante, le frasi successive: «Abbiamo un potenziale di intervento accumulato negli anni che ci mette in grado di fare cose molto importanti. Solo che il territorio, nelle sue varie espressioni, deve trovare una convergenza su “cosa” fare. Abbiamo le polveri accese per progetti ambiziosi, ma non troviamo il modo, la possibilità, gli atteggiamenti giusti e lo spirito per impegnare risorse ingenti. Piuttosto che spendere male, non spendiamo».
Se l’esercizio 2015 viene chiuso «avendo generato risorse importanti» la riflessione è «come porsi in una situazione nella quale la crisi ha devastato il territorio». Nel dopoguerra Pistoia era una realtà agricola e manifatturiera. «Tutto è cambiato, i mestieri tradizionali non ci possono assistere più. I pistoiesi devono inventarsi altri mestieri. Qualcuno ci prova, e va incoraggiato. La Fondazione è l’unico ente, diverso dai Comuni, che può operare con efficacia per la comunità. Ce ne siamo resi conto e abbiamo interpretato il nostro ruolo dialogando con gli enti locali. Questo ci ha portato a iniziative come “Cantieri aperti”, 3 milioni di euro che negli ultimi anni destiniamo alla realizzazione di progetti pubblici non finanziati. Il bando sarà riproposto anche nel 2016, sempre per 3 milioni di euro. Anche il volontariato ha grandi risorse, ma tende a basarsi sul finanziamento pubblico. Invece deve immaginarsi in maniera diversa, cambiare».
Ivano Paci non ha dubbi: «Mi si presentano sindaci che ci prospettano l’urgenza e la contingenza dei problemi piuttosto che una visione a medio-lungo termine. Manca una visione convergente su iniziative importanti, che abbiano un respiro diverso, che sappiano immaginare la Pistoia del 2030...»
Qualcuno ipotizza una regia “privata” per questi progetti ambiziosi di cui la Fondazione ha le chiavi (il denaro) e che possono dare nuovo slancio a Pistoia. Intanto il presidente Paci rilancia la palla e chiama “al riscatto” anche gli enti pubblici.
Tiziana Gori
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