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Pistoia

Pistoia, in manette i rapinatori dei ragazzini

Massimo Donati
Il questore Salvatore La Porta illustra le indagini che hanno portato agli arresti (foto Gori)
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Il questore Salvatore La Porta illustra le indagini che hanno portato agli arresti (foto Gori)

Grazie alle indagini della polizia scatta la custodia cautelare ai domiciliari per due componenti della “banda dei venti euro”

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PISTOIA. All’uscita di scuola, alla stazione, nelle vie del centro. La tecnica, sempre la stessa, ormai ben collaudata. Le vittime prescelte, adolescenti, soli, indifesi, e suggestionabili e, magari, da ridurre al silenzio facilmente con un paio di ceffoni e qualche minaccia. Furti e rapine ai danni di studenti che, con una cadenza quasi giornaliera, tra il gennaio e i marzo scorsi avevano destato un forte allarme sociale in città. Nella mattinata di sabato 12 dicembre, i poliziotti della Squadra mobile hanno fatto scattare le manette ai polsi di due dei presunti autori di almeno sei di tali episodi.

Grazie alle testimonianze e alle prove raccolte dagli investigatori della questura di via Macallè e dai colleghi della Squadra volante, il gip del tribunale Patrizia Martucci ha infatti accolto la richiesta di misure cautelari presentata dal pm titolare dell’inchiesta, Giuseppe Grieco. E agli arresti domiciliari sono così finiti un diciannovenne originario dell’Albania e un ventiduenne di origini moldave, entrambi, comunque, cresciuti a Pistoia.

Un terzo complice, di famiglia dominicana, all’epoca dei fatti non ancora diciottenne, è stato invece deferito al tribunale dei minori di Firenze, competente nonostante l’indagato sia diventato ormai maggiorenne.

Come detto, al momento sono sei i reati che possono essere attribuiti con certezza ad almeno uno dei tre indagati. Tuttavia le indagini della Mobile proseguono per attribuire loro altri colpi messi a segno con le stesse modalità e la stessa tipologia di vittima in quello stesso periodo.

La tecnica che la banda utilizzava, quasi sempre nell’orario di entrata e di uscita da scuola, per derubare o rapinare i giovanissimi studenti era quella di chiedere loro, con fare arrogante e modi intimidatori (tali da far capire che un no non sarebbe stato gradito), se avevano da cambiare una banconota da venti euro. E quando la vittima designata tirava fuori il portafoglio per controllare, scattava il gesto fulmineo per afferrarne il contenuto, oppure, una volta avuti in mano i soldi, il tentativo di raggiro, le minacce o, in caso di reazione, le botte.

«È stata un’indagine – spiega il questore Salvatore La Porta – che ha visto gli uomini della Squadra mobile agire con intelligenza ed estrema delicatezza, perché non è stato facile conquistare la fiducia di ragazzini terrorizzati, che avevano paura di confidare ciò che era capitato loro anche ai genitori. In molti casi tali reati non erano stati neppure denunciati, perché anche le famiglie avevano paura di eventuali ritorsioni».

Per un settimo episodio, il diciannovenne albanese e il complice dominicano, a quel punto maggiorenne da pochi giorni, furono arrestati in flagranza il 18 marzo scorso dai poliziotti delle Volanti. In quell’occasione derubarono uno studente di 16 anni che, uscito di scuola, si apprestava a tornare a casa in treno. Uno dei due lo aveva avvicinato per chiedergli se aveva da cambiare venti euro, e il complice, di soppiatto, lo aveva sorpreso alle spalle sfilandogli i soldi e scappando via. Il tentativo di inseguimento era stato stroncato sul nascere da spintoni e minacce. Tuttavia, grazie al tempestivo allarme al 113, i due ladri erano stati individuati poco dopo in corso Gramsci e portati in questura. E lì arrestati dopo il riconoscimento da parte della vittima (e rimessi in libertà dopo il processo per direttissma).

In considerazione del rischio di reiterazione del reato e della pericolosità sociale, il gip ha adottato adesso le misure cautelari degli arresti domiciliari.

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