Il presidio
Psichiatra accusato di omicidio colposo
La procura di Pistoia: l’assassino era pericoloso, non doveva essere inserito in quella struttura in cui massacrò il compagno di stanza
PISTOIA. Un piano riabilitativo del tutto inadeguato e insufficiente rispetto a una pericolosità sociale evidentemente non correttamente valutata. E, soprattutto, quella struttura a bassa intensità assistenziale non era compatibile con le condizioni mentali di un paziente che aveva già ucciso e che, per quel delitto, aveva alle spalle sedici anni passati tra carcere e manicomio giudiziario.
Questo, per lo meno, secondo la procura di Pistoia, che ha chiesto il rinvio a giudizio del responsabile dell’unità funzionale di Salute mentale di Pistoia, Luigi De Luca. Lo psichiatra, 59 anni, residente a Lari, in provincia di Pisa, è accusato di omicidio colposo nell’ambito dell’agghiacciante assassinio avvenuto il 17 gennaio 2014 in una casa famiglia di Massa e Cozzile, dove uno dei pazienti, Gianluca Lotti, massacrò a colpi di accetta il compagno di stanza, Massimo Tarabori, anch’egli con problemi mentali.
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Secondo il pm titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Luigi Boccia, quel delitto fu conseguenza di un errore dello psichiatra pistoiese, responsabile di Salute mentale-zona Pistoia dell’Asl 3 e “case manager” del piano riabilitativo individualizzato redato per il pluriomicida: il trentanovenne pistoiese non si sarebbe dovuto trovare nella residenza dell’associazione “Un popolo in cammino”. Martedì 10 ha preso il via, davanti al gup del tribunale Alessandro Buzzegoli (che dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta di rinvio a giudizio), l’udienza preliminare. Nel procedimento si sono costituiti parti civili i familiari della vittima dell’omicidio, il cui avvocato, Giuseppe Petrocchi, ha chiesto e ottenuto dal giudice la citazione in giudizio, in veste di responsabile civile, dell’Asl 3: in caso di condanna dell’imputato, sarà l’azienda sanitaria a dover provvedere al risarcimento dei danni. Proprio per provvedere alla citazione dell’Asl, il gup ha quindi aggiornato l’udienza al prossimo 9 febbraio.
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Dopo i 6 anni passati nel carcere di Prato e gli 8 all’Opg di Montelupo, Gianluca Lotti aveva trascorso un periodo di detenzione di un anno all’interno della Residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria “Le Querce”, a Firenze, per poi essere trasferimento in una struttura aperta, sempre in libertà vigilata, ma senza vigilanza. Tra le responsabilità che il pm attribuisce a De Luca, anche quella di aver preso autonomamente le decisioni sul Lotti, estromettendone il collega Carlo Torti, che aveva seguito l’omicida in tutto il suo percorso all’interno dell’Ospedale psichiatrico giudiziario e che aveva “espresso dubbi sul prospettato percorso di riabilitazione in presenza di indici non rassicuranti circa il rischio di recidiva omicida”.
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Inoltre, lo psichiatra non avrebbe verificato la compatibilità della struttura di Massa e Cozzile con le prescrizioni del Tribunale di sorveglianza di Firenze, tra cui quella di non detenere armi o oggetti atti ad offendere, come l’ascia del delitto, lasciata praticamente incustodita in quella casa famiglia in cui Lotti era “poco o per niente monitorato e supportato psicologicamente durante la giornata e la notte”. E in cui l’uomo “veniva sottoposto a visita dagli operatori della Sanità mentale solo settimanalmente” e solo una volta “ogni due o tre settimane” dal De Luca, suo psichiatra di riferimento, che gli aveva tra l’altro ridotto la terapia. Senza tali condotte, secondo il pm, quell’omicidio non si sarebbe verificato.
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