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Lasciarlo libero? Prima una lunga rieducazione

PISTOIA. Per quattro anni il recinto nell’oliveta è stato l’unico mondo conosciuto da “Barabba”. Fino a martedì, quando il cervo, oltre due quintali di peso e corna taglienti come lame, ha ucciso...

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PISTOIA. Per quattro anni il recinto nell’oliveta è stato l’unico mondo conosciuto da “Barabba”. Fino a martedì, quando il cervo, oltre due quintali di peso e corna taglienti come lame, ha ucciso Marco Coppini, l’uomo che lo ha allevato “a mano” nel suo podere, sulle colline di Serravalle Pistoiese.

Dopo la tragedia, l’esemplare è stato sedato e trasportato in un’area protetta sotto la custodia del comitato di gestione Ambito territoriale di caccia Pistoia. Toccherà all’autorità giudiziaria decidere il destino dell’esemplare detenuto illegalmente. «Non è escluso che possa ritornare in libertà, prima però deve essere rieducato alla vita selvaggia» spiega Paolo Egisto Corsini, presidente del comitato. “Barabba”, «ancora sotto sequestro in via cautelativa», non sopravviverebbe da solo nel bosco. Non saprebbe come sfamarsi. È cresciuto insieme a chi tutti i giorni gli portava il cibo. Proprio per questo rappresenta un pericolo per le persone.

Nell’eventuale rimessa in libertà dell’animale, dovrà infatti essere valutato il rischio che tale presenza potrà potenzialmente rappresentare per l’uomo. «Questo drammatico episodio non deve scatenare la fobia verso i cervi – precisano dal comando del Corpo forestale – Non c’è alcun allarme. Non stiamo infatti parlando di animali pericolosi. Un cervo in libertà non attacca le persone».

La tragedia consumata nelle colline di Serravalle deve essere quindi valutata nella sua interezza. «I maschi dei cervidi, se allevati a stretto contatto con l’uomo, iniziano ad avvertirlo come un loro simile, e non più come una minaccia. Così, durante i periodi ormonali, vedono gli altri maschi, anche umani, come rivali in amore. E attaccano» spiegava ieri sul Tirreno Marco Aloisi, a capo del Centro recuperi animali selvatici della Maremma. Adesso è anche la Forestale a ribadirlo. Il cervo, spiegano dal comando provinciale, dovrà essere valutato da un team di esperti. «Ha troppa familiarità con l’uomo e, per questo, rappresenta un pericolo. Anche nel caso in cui dovesse esserne decisa l’introduzione in libertà all’interno di un’area naturale vietata ai cacciatori, l’animale dovrebbe prima affrontare un lungo periodo di rieducazione in un centro specializzato, che tra l’altro non esiste in provincia». L’alternativa è la permanenza in una struttura. Un recinto insomma, come quello in cui Barabba ha vissuto finora. Ipotesi che richiederebbe un’adeguata copertura economica. «Per adesso – racconta Corsini – è da noi, che siamo i suoi custodi. Tutto il resto lo deciderà l’autorità giudiziaria».

Beatrice Faragli

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