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Verso la liquidazione i beni dei Vivai Tesi Ubaldo
Pistoia, i titolari chiederanno al tribunale la messa all’asta dei terreni e delle piante per pagare creditori e dipendenti
PISTOIA. Cancelli chiusi senza che i lavoratori avessero ricevuto le lettere di licenziamento? Lunedì mattina, nel presidìo al vivaio Tesi Ubaldo&figli, il segretario provinciale della Flai Cgil, Fabio Capponi, stigmatizzava l’atteggiamento dell’azienda, denunciando la mancata notifica dei licenziamenti.
«Le lettere di licenziamento sono state spedite giovedì scorso (29 ottobre, ndr) - replica Riccardo Tesi, cotitolare insieme alle cugine Barbara e Doris del vivaio, che cessa l’attività alla quarta generazione - Può darsi ci siano stati ritardi nella consegna da parte delle Poste. Tutti i lavoratori erano stati informati personalmente nei giorni precedenti e lo stesso il sindacato. Avevamo parlato con Capponi durante l’unità di crisi in Provincia una settimana fa». Senza risvolti positivi anche l’Unità di crisi, che ha preso atto del mancato accordo con la Vivai Romiti Pietro e Figli, confinante con il Vivaio Tesi. Romiti «si era detto disponibile ad affittare un ramo d’azienda e riprendere un numero di lavoratori compreso tra 12 e 15. L’operazione avrebbe consentito il pagamento delle ultime tre mensilità e del Tfr per 1.140.000 euro a tutti i dipendenti nel volgere di 4 mesi, oltre a evitare il deperimento delle piante».
Non se n’è fatto di niente perché il parere del sindacato era vincolante (parlandosi di perdita di parte dei posti di lavoro) e il sindacato ha detto no. «Non abbiamo accettato - spiega Capponi - perché non c’erano i soldi da corrispondere almeno parzialmente ai lavoratori, e chiedevano di aspettare altri 4 mesi». Il sindacato ha avviato la procedura ingiuntiva per recuperare i crediti maturati fino a oggi e con il Tfr l’azienda dovrà corrispondere in totale un milione e mezzo di euro ai lavoratori.
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«Siamo coscienti - afferma Tesi - della pesantezza della situazione. Vorremmo ricordare che fino a luglio abbiamo regolarmente pagato lo stipendio a 48 lavoratori, in un’azienda che ormai aveva lavoro per 15-20 persone. I decreti ingiuntivi sono superati dall’azione che andremo a intraprendere: la domanda al tribunale della valutazione giurisdizionaria della liquidazione di tutti i beni dell’impresa». Possibilità prevista dalla legge 3/2012 (procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento): la liquidazione, attraverso procedura d’incanto (messa all’asta) dei beni dell’azienda debitrice serve a soddisfare, almeno in parte, le richieste dei creditori.
Tesi Ubaldo&figli destinerà alla liquidazione: 20 ettari di vasetteria sul vivaio di via del Girone, 6 ettari di terreno a vasetteria a Badia (di proprietà dei genitori), 10 ettari di terreno e vasetteria a Pieve a Nievole, mezzo ettaro di terreno della società in via Pratese. «Le piante di Pieve - spiega Tesi - hanno minori problemi di deperibilità rispetto a quelle in sede. L’offerta di acquisto della ditta Romiti era limitata alla vasetteria presente sui terreni di via del Girone, e l’operazione era destinata a evitare il deperimento delle stesse e a garantire che il ricavato potesse essere distribuito ai lavoratori entro 4 mesi. Ora i lavoratori saranno pagati con tempi più lunghi e le piante stanno rischiando la sopravvivenza».
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