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Pistoia

badante in carcere

«Mai stati farmaci in gocce in quella casa»

«Mai stati farmaci in gocce in quella casa»

PISTOIA. Quelle minaccia di darle le “goccioline” registrata dai microfoni spia era solo un espediente per indurla a fare la brava, a stare calma. In realtà, nell’anno e mezzo in cui si è occupata di...

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PISTOIA. Quelle minaccia di darle le “goccioline” registrata dai microfoni spia era solo un espediente per indurla a fare la brava, a stare calma. In realtà, nell’anno e mezzo in cui si è occupata di lei, non gliel’ha mai somministrate. Tant’è vero che tra i farmaci sequestrati in seguito dai carabinieri c’erano soltanto pasticche, tutte prescritte dal medico curante.

A sostenere la tesi è Gianluca Sebastio, l’avvocato difensore di Letitia Negoi, la badante romena in carcere dallo scorso sabato con l’accusa di maltrattamenti nei confronti della novantenne di Pracchia (e del marito di lei) trovata morta nel letto il venerdì precedente. Un particolare secondo il legale importante, visto che, già escluse dall’autopsia lesioni causate da violenze fisiche, ciò che rimane al medico legale da accertare attraverso gli esami tossicologici è proprio se al decesso dell’anziana donna possa aver contribuito un disinvolto utilizzo di tranquillanti o sonniferi, appunto, in gocce.

E mentre sta preparando il ricorso al Tribunale della libertà per ottenere la scarcerazione della sua assistita, l’avvocato Sebastio nega qualunque tipo di percosse nei confronti di Marisa Cadria Chiappelli. «Gli inquirenti e l’ordinanza di convalida del fermo fondano il loro convincimento sulle intercettazioni ambientali, interpretando arbitrariamente come tali alcuni rumori che le microspie captano in occasione di alcune manovre effettuate dalla badante per accudire l'anziana signora. Tali rumori sono assai più verosimilmente riconducibili alle difficoltà pratiche che la badante incontra nel realizzarle, visto che l'anziana signora era inferma e su una sedia a rotelle».

L’avvocato sottolinea come l’esame autoptico ha escluso percosse.

«Infine – prosegue – quanto meno singolare è l’aver ritenuto sussistente un fantomatico pericolo di fuga della badante per il solo fatto che in alcuni passi dell’intercettazione la stessa dichiarasse, peraltro al solo fine di indurre l’accudita a calmarsi, di voler interrompere il rapporto di lavoro e trasferirsi in città». (m.d.)

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