Meteo
«Più volte l’ho vista mentre urlava e la minacciava»
Sembra che in paese nessuno sospettasse le violenze: solo un bambino rivela di esserne stato testimone
PISTOIA. Le voci giravano, ma erano soltanto delle voci. Qualche parola detta e non detta, frasi buttate là, che solo con il senno di poi sono diventate prima sbalordimento e poi certezza. Nell’amena frazione montana di Pracchia l’unico che non ha remore nell’ammettere che sapeva di quella badante dai modi un po’ bruschi è un bambino: lui quelle offese, quelle minacce le ha sentite, più volte, quando con il suo amichetto giocava a pallone nel piazzale vicino al giardino dei coniugi Themel.
«A volte vedevo quella donna che urlava a quella signora anziana e a suo marito: “Stupida, ora ti ammazzo, vai in casa da tuo marito...” – racconta senza timori – E la teneva legata alla sedia a rotelle con la cintura dell’accappatoio. E sentivo la signora anziana che diceva al marito “Poldo, andiamo via, scappiamo...”. È successo più volte. Ma non ho mai visto che la picchiava».
Da poco più di un anno Marisa Chiappelli Cadria, ex sarta, e il marito Leopoldo Themel, originario di Pontebba (Udine) e ultimo capostazione di Pracchia abitavano nella villettina di via delle Chioderie, sulle sponde del Reno, di proprietà del figlio Luca Andrea, che vive a Prato. Prima stavano sulla via principale, in un appartamento in cui però c’erano troppe scale per le loro condizioni di salute. Da circa un anno e mezzo ad assisterli c’era Letitia Negoi, l’insospettabile badante.
«Rimango di stucco, non mi sono mai accorto di niente» butta là scappando via un abitante della frazione montana. «Sembra impossibile, mi pare un telefilm, roba da matti. Midispiace veramente per quelle due persone, sono brava gente» aggiunge un altro, vicino di casa ma “sul retro”. «Non ho mai sentito gridare, siamo rimasti di stucco, il paese è piccolo e nessuno immaginava che la badante li maltrattasse...» gli fa eco un altro residente.
Mara Leda Poli è stata una cara amica della signora Marisa. Da tempo però non la vedeva, sapeva che non aveva piacere a ricevere visite nelle sue condizioni di salute. «Ci siamo volute tanto bene – dice – Quella badante io non la conoscevo. In paese si diceva che era un po’ manesca, ma erano solo dicerie. Comunque io l’avrei mandata via. Vorrei sapere perché l’hanno tenuta. Forse ho sbagliato a non andarea trovarla».
Anche la signora Tommasina Sabatini, anche se di qualche anno più giovane, conosceva bene Marisa. Ma raramente ormai esce di casa. E a lei quelle “voci” non erano mai arrivate. «Non era tanto che Marisa era sulla sedia a rotelle, penso meno di un anno. Non ci posso neanche credere che quella donna possa aver fatto quelle cose. Io ho il terrore di dover aver bisogno in futuro di una badante».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
