Il Tirreno

Pistoia

«Medici sottopagati per scelta dell’Asl»

Tiziana Gori
L'interno dell'ospedale San Jacopo (foto Lorenzo Gori)
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L'interno dell'ospedale San Jacopo (foto Lorenzo Gori)

A confronto gli stipendi dell’Area vasta centro. L’Intersindacale attacca: la direzione non ha alimentato i fondi di posizione

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PISTOIA. Quasi 10.000 euro annui di differenza, a parità di funzioni e incarichi, tra un medico della Asl pistoiese e un collega fiorentino, 3.000 euro in meno rispetto a un collega pratese, quasi 8.000 euro in meno rispetto a un collega della Asl 11 di Empoli.

Cosa succederà dopo la riorganizzazione sanitaria e la nascita della Asl di Area vasta centro? Come far convivere realtà retributive tra medici e finanziamenti tra Asl profondamente diversi tra loro, per ragioni che la stessa Intersindacale definisce complesse ma che hanno prodotto un unico risultato: Pistoia è, da un punto di vista delle risorse, la più penalizzata in Toscana. Quella al cui territorio sono destinati, storicamente, meno fondi, e quella i cui professionisti sono pagati in misura notevolmente inferiore rispetto ai colleghi delle città vicine. I minori finanziamenti sono anche causa dei minori stipendi? No, risponde l’Intersindacale, non sono questioni collegate. Il finanziamento all’assistenza per ogni cittadino è inferiore per Pistoia «per un’errata, e ormai datata, composizione dei fondi e dei criteri che li determinano». Composizione che non è cambiata per Pistoia neanche dopo il passaggio al sistema sanitario nazionale e alla nascita delle Asl, nel 1997, nonostante le reiterate richieste dei sindacati.

Se lo stipendio è composto da una parte fissa e una parte variabile, l’Intersindacale sostiene che la parte variabile, attraverso il fondo di posizione, non è stata più alimentata dalla Asl 3 dal 2004. È il motivo che ha portato alla maxi causa civile che vede protagonisti, da un lato, ben 341 professionisti, e dall’altro la stessa Azienda sanitaria. Al 2011, secondo i professionisti, non erano stati corrisposti 8 milioni di euro. Al corrispettivo medio annuo di 800.000 euro (interessi esclusi) la cifra si avvicinerebbe ora ai 12 milioni di euro.

Martedì 20 il giudice del lavoro, Maria De Renzis, ha rinviato l’udienza al 16 dicembre, in modo da avere maggiore tempo (non è subentrata da molto al tribunale del lavoro di Pistoia) per studiare la documentazione. Per i medici, la causa è seguita dallo studio legale Lessona di Firenze, e nello specifico dall’avvocato Mauro Montini, specializzato in diritto amministrativo e del rapporto di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

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Dai siti delle varie Asl l’Intersindacale ha estrapolato le voci relative alle retribuzioni dei medici e le ha presentate, via via, ai vari assessori regionali alla sanità: Stefania Scaramuccia, Luigi Marroni, Stefania Saccardi. Nessuno le avrebbe confutate. «I fondi variabili - evidenzia il sindacato - sono in larga parte legati al miglioramento delle competenze. La voci che mancano a Pistoia da 11 anni sono voci contrattuali obbligatorie che hanno lo scopo di migliorare le competenze dei professionisti, premi che allo stesso tempo servono a governare e migliorare le performance professionali e che la direzione aziendale, con una scelta politica precisa, ha deciso di non assegnare. Sono voci che incidono in tre modi negativamente sui medici che lavorano alla Asl 3: minore retribuzione in busta paga, pensioni più basse, liquidazioni più basse. Se un anestesista guadagna 600 euro in meno, a parità di anzianità, a Pistoia rispetto a Prato, chiede di andar via. E non sono pochi i medici che chiedono e hanno chiesto il trasferimento. Cosa succederà nell’Area vasta centro?». Pochi nemmeno i medici che avevano aderito, cinque anni fa, alla causa: circa 400 su 504. A 60 di loro, i più giovani, fu consigliato di non partecipare. La loro posizione ne avrebbe beneficiato, indirettamente, dalla regolarizzazione del fondo di posizione. Ma a distanza di 4 anni la causa non ha ancora avuto un verdetto.

 

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