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Laghi Primavera e Gello il Ministero stoppa il piano
Ci sono troppe carenze nel progetto per cassa di espansione e nuovo bacino necessaria la valutazione di impatto ambientale. E i tempi si allungano...
PISTOIA. "Significative carenze relative sia agli aspetti progettuali che ambientali". Con questi termini la commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale del Ministero dell'ambiente bolla il progetto del Comune di Pistoia per le casse di espansione ai Laghi Primavera e per il nuovo bacino di acqua potabile di Gello.
Quasi un anno di tempo (la richiesta era stata inviata a Roma nel novembre 2014) per la decisione del Ministero dell'ambiente: quel progetto deve essere sottoposto a Via, il complesso procedimento di valutazione di impatto ambientale.
Il che significa un allungamento considerevole dei tempi previsti e la necessità di rimettere mano in modo massiccio alle carte del maxi progetto, fin dalla nascita articolato su due gambe: le casse di espansione per frenare le inondazioni dell'Ombrone, il nuovo bacino di Gello (dove la vecchia diga va ristrutturata) per offrire alla città una riserva strategica di acqua potabile. Due operazioni legate dall’idea di prelevare da Gello la terra necessaria a realizzare gli argini delle casse. Un progetto che inizialmente costava 31 milioni di euro, ridimensionato poi a 17 dall’amministrazione Bertinelli, che ne ha anche allentato i reciproci legami.
Non a caso la reazione di Palazzo di Giano, ieri pomeriggio, è stata affidata ad una nota in cui si rilancia l'ipotesi di separare i due interventi, "in modo - si legge - da poter intanto procedere con l'iter relativo alla messa in sicurezza del Bacino di Gello, comunque necessaria, e di prioritaria rilevanza per il territorio, anche dal punto di vista dell'approvvigionamento idropotabile".
Dopo la decisione resa pubblica ieri, infatti, sarà ben difficile che nell'arco del 2016 i lavori possano essere avviati, sempre ammesso che l'intervento passi al vaglio della valutazione di impatto ambientale. Immaginabile la soddisfazione con cui la pronuncia del Ministero dell'ambiente è stata accolta da Legambiente e dai privati cittadini che hanno sempre lottato contro la trasformazione dei Laghi Primavera in casse di espansione. Opposta, come si può leggere, la reazione dei comitati anti-alluvione, che sulla cassa di espansione ai Laghi Primavera avevano sempre puntato.
I motivi dello stop al progetto sono riassunti in un documento di 22 pagine della commissione tecnica. Che elenca problemi e carenze conoscitive sia sotto il profilo idraulico, sia sotto quello della gestione e movimentazione di terre e rocce. In particolare, per quanto riguarda i Laghi Primavera, la commissione segnala che sarebbe necessario "uno studio idrogeologico di dettaglio sul comportamento futuro della falda ". Insomma, si riprendono i timori per il rischio che il deposito di acqua nelle casse finisse con il far innalzare il livello della falda, provocando allagamenti a raffica negli scantinati di Pistoia Ovest.
Più in generale, la commissione "rileva una carenza di elementi conoscitivi, con particolare riferimento alla contaminazione dei terreni, alle modalità di gestione dei materiali di scavo, alla gestione della fase di costruzione, al possibile innalzamento dei livelli di falda, agli aspetti idraulici, alla tutela delle acque sotterranee che non consentono di esprimere, al momento, un parere adeguatamente formato circa la possibilità che l'intervento in esame determini impatti negativi e significativi sull'ambiente”. Di qui il parere negativo espresso dalla commissione, ripreso poi dalla direzione generale del Ministero dell'ambiente, che ha deciso l'assoggettamento dell'intero progetto alla valutazione di impatto ambientale.
Fabio Calamati
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