Il presidio
Fu arrestato con due ladri: patteggia
CAPANNORI. Ha sempre sostenuto di non conoscere le persone che si trovavano a bordo dell'auto con lui, e che avevano commesso un furto in un’abitazione di Tassignano. Ieri, davanti al giudice Gerardo...
CAPANNORI. Ha sempre sostenuto di non conoscere le persone che si trovavano a bordo dell'auto con lui, e che avevano commesso un furto in un’abitazione di Tassignano. Ieri, davanti al giudice Gerardo Boragine, ha patteggiato due anni e quattro mesi di carcere (pena sospesa) il diciottenne Hisku Vranicki.
Il giovane fu arrestato al termine di un inseguimento della vettura su cui si trovava, insieme appunto ad altre persone che sosteneva di non conoscere. Vranicki ha sempre detto di essere arrivato in Italia dall’Albania a fine luglio e che, ospite di alcuni connazionali conoscenti che vivono a Quarrata (ma non si ricordava l'indirizzo), era uno studente appena diplomato nel suo Paese in Italia per iscriversi all'università. Insomma Hisku Vranicki, ha sempre voluto far credere di essere una «vittima delle circostanze», fornendo una sua versione dei fatti che, lo scorso settembre, non convinse il giudice Carlo Annarumma (il quale convalidò l’arresto confermando la custodia cautelare).
Il giovane era accusato di furto, resistenza a pubblico ufficiale e concorso in ricettazione, dopo la fuga a 180 all'ora in una Nissan Murano bianca rubata il 10 luglio scorso a Marina di Pietrasanta e abbandonata ad Altopascio dopo l'inseguimento dei carabinieri. I militari catturarono il diciottenne nascosto dentro una fossa in un campo di granturco con i guanti in pelle ancora infilati. Vranicki sostenne – nella sua dichiarazione spontanea – che nella Nissan, che lui sapeva essere stata rubata, non c'erano due connazionali. Ma dei giovani romeni di cui non conosceva le generalità. Li aveva incontrati in un bar, avevano fatto amicizia e gli avevano dato un passaggio. Lui non sapeva che quelli sarebbero andati a rubare nelle case.
Le tracce trovate sull’auto portavano a pensare che la stessa fosse la vettura usata da una banda di pendolari del crimine che agivano in modo determinato e metodico (secondo uno schema ancora utilizzato nelle nostre zone): i componenti suonano ai campanelli di case e villette nelle zone periferiche e aspettano meno di un minuto. Se nessuno va ad aprire allora provano a mettere a segno il colpo.
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