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Inceneritore, Arpat sfiducia Ladurner

Inceneritore, Arpat sfiducia Ladurner

Nella relazione sugli sforamenti di agosto l’Agenzia non nasconde «preoccupazioni per l’affidabilità dell’impianto»

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MONTALE. Non è un giudizio tenero quello che l’Arpat ha voluto esprimere nella sua relazione riguardante i malfunzionamenti dell’inceneritore.

L’Agenzia regionale per la protezione ambientale non nasconde infatti di avere dei dubbi sull’affidabilità della gestione dell’impianto, soprattutto alla luce dei recenti fatti di cronaca. Gli sforamenti di diossine e furani prima, i livelli di ammoniaca oltre la media poi, hanno reso necessaria un’indagine che chiarisse una volta per tutte le ragioni per cui si sarebbero verificati episodi di simili dimensioni con tanta facilità. A preoccupare di più le “gravi lacune” riscontrate “sia nella struttura impiantistica che nella applicazione del Sistema di Gestione”. Il duro atto di accusa mosso nei confronti della Ladurner, la ditta incaricata di gestire l’impianto per conto del Cis e dei comuni proprietari, non lascia spazio a equivoci. In un lasso di tempo piuttosto contenuto, per Arpat si sarebbe verificata una quantità di fermi - impianto oltre che eccessiva, dannosa per le ricadute che queste operazioni possono provocare sullo stato di salute delle persone e del territorio.

Al fine di migliorare l’affidabilità della struttura e perfezionarne le tecniche di gestione, l’Agenzia invita perciò Ladurner a procedere con “l’adozione di ulteriori procedure richiamando, a questo proposito, soprattutto una procedura che definisca le modalità di accensione e spegnimento dei forni sia in caso di fermi programmati che, per quanto possibile, anche per quelli non programmati”. Troppe falle avrebbe riscontrato nel corso della sua indagine l’Agenzia per la protezione ambientale. Nella relazione, infatti, si pone l’accento sulla leggerezza con cui la ditta altoatesina avrebbe liquidato le cause delle emissioni di diossine e furani avvenute tra luglio e agosto attribuendo la colpa a un particolare carbone attivo. Il tutto ancor prima che le analisi dimostrassero la fondatezza di una simile ipotesi. A preoccupare anche la trasparenza di certi adempimenti necessari a garantire l’affidabilità dell’impianto. Da un accurato vaglio del “Registro Reclami – Non Conformità – Azioni Correttive- Preventive – di Miglioramento”, emergerebbe, secondo Arpat, “la prassi di non registrare/tracciare le non conformità relative a fermi impianto, guasti, superamenti registrati dal sistema di monitoraggio in continuo, ecc. come dimostra, tra le altre, la mancata registrazione del superamento del valore degli ossidi di azoto registrato in data 18 luglio”.

Massimo Vitulano

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