Il Tirreno

Pistoia

Allagamenti anche per colpa degli abusi

Beatrice Faragli
Allagamenti anche per colpa degli abusi

Il Comune di Pistoia nel 2014 ha emesso cinquantuno ordinanze di ripristino con relative sanzioni nei confronti dei privati

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PISTOIA. Manutenzione insufficiente dei fossi e illecita alterazione dei terreni da parte dei cittadini e delle imprese. Anche incuria e abusi hanno inciso sugli allagamenti degli scorsi giorni. Nell’ultimo anno, proprio in questo frangente, il Comune si è mosso con 51 ordinanze specifiche (accompagnate da sanzioni che possono arrivare fino ai 500 euro) emesse nei confronti dei privati.

Ordinanze precedute da un invito bonario – non raccolto - al ripristino dei luoghi. I privati infatti, in base all’ordine 738 del 18 settembre 2014, devono “effettuare periodicamente interventi di manutenzione e pulizia di aree verdi, fossi, sentieri e viabilità di loro proprietà”. E’ ciò di cui parlava ieri il responsabile della protezione civile, Angelo Biagini, dalle pagine del Tirreno. «Quello che conta in questi casi – diceva subito dopo l’emergenza - è la manutenzione del territorio, sia da parte degli enti pubblici che dei privati».

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Con l’atto comunale del 2014 si vieta inoltre il rialzamento dei piani di campagna. Norme sempre più stringenti e rigide da parte dell’amministrazione, seguite da controlli mirati. Tra le 51 ordinanze emesse, ce ne sono alcune (il dato specifico tuttavia non è stato fornito dal Comune) proprio sui rialzamenti non a norma dei terreni. “In tutti i casi in cui il comportamento negligente dei privati provochi danni, il Comune può procedere alla denuncia all’autorità giudiziaria” sottolineano da palazzo di Giano.

A puntare il dito contro gli abusi, ponendo l’attenzione «sull’impermeabilizzazione dei terreni per la vasetteria» e sulla mancata manutenzione delle aree verdi e dei fossi, è stato il consigliere del Movimento 5 Stelle, Maurizio Giorgi, durante gli allagamenti di mercoledì scorso. Ha diffuso alcune fotografie che mostrano strade trasformate in corsi d’acqua e, accanto, alcuni terreni rialzati.

«I teli per la vasetteria, sebbene dichiarati permeabili, una volta posati a contatto con il terreno perdono questa caratteristica» precisa. Giorgi segnala anche il caso di via del Crociale, angolo via Lungagna: «Seicento metri di strada continuano ad andare sott’acqua da quando un terreno è stato elevato rispetto alla sede stradale». Denuncia inoltre la carenza di pulizia in un’area verde privata di via Calvana e Bollacchione.

«Da un anno e mezzo, abbiamo ferma in commissione la nostra mozione “assetto idrogeologico della piana” con cui chiedevamo, tra le altre cose, di istituire un tavolo di confronto con i vivaisti, diverso dall’osservatorio sul vivaismo incentrato sui fitofarmaci, per valutare interventi di recupero dell’equilibrio nell’assetto idrogeologico e affinché siano messe in atto opere di compensazione» spiega il portavoce dei 5 Stelle.

«Questa amministrazione – informano intanto da palazzo di Giano – ha introdotto e continuerà a introdurre significative nuove norme e prassi, nei limiti delle proprie competenze, volte a disciplinare in maniera sempre più rigorosa e in equivoca il rapporto tra l’attività vivaistica, importante risorsa economica e produttiva, e l’assetto idrogeologico, ambientale e urbanistico del territorio».

La stretta era già arrivata nel 2013, con l’approvazione del nuovo regolamento urbanistico «in cui sono state introdotte restrizioni alla coltivazione vivaistica in vasetteria, consentite solo nella zona pianeggiante, e in cui è stato vietato qualsiasi tipo di rialzamento del terreno, mentre il vecchio piano regolatore concedeva il rialzamento fino a un massimo di trenta centimetri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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