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Vivaisti e ricettatori di piante rubate
Denunciati due imprenditori: nel piazzale di uno di loro, 600 cipressini bottino di un raid nell’azienda di un collega
PISTOIA. Quando li ha scorti da lontano, il dubbio gli è venuto. Ma quando si è avvicinato, ha avuto la conferma, sia dal particolarissimo tipo di vasetto che dalla caratteristica potatura: le centinaia di cipressini davanti ai suoi occhi erano proprio quelli rubati nel suo vivaio qualche giorno prima. E la conferma ufficiale è arrivata quando i carabinieri, ai quali l’imprenditore si era immediatamente rivolto, hanno terminato gli accertamenti incrociati. È stato così che i militari della Stazione di Bottegone hanno denunciato, per ricettazione in concorso e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, due imprenditori vivaisti – di 30 e di 51 anni – entrambi incensurati e residenti a Pistoia, titolari di due distinte attività, sempre nel capoluogo.
I due – di origine albanese il primo, italiano il secondo – sono accusati di avere inscenato una finta compravendita, compilando anche delle fatture contraffatte, di un lotto di “cipressi di Leyland”, dalla ditta del più giovane a quella del cinquantunenne. Le piante, circa 600, del valore complessivo di cinquemila euro, facevano parte di un lotto più consistente di circa 1.400 esemplari, che erano invece stati rubati ad un’altra azienda vivaistica, la “Tesi Franco e Stefano” di Piuvica, i cui titolari ne avevano denunciato il furto il 12 settembre scorso.
Negli ultimi anni, sono diventati sempre più frequenti i furti che vengono commessi nelle aziende vivaistiche della Piana. Praticamente impossibile per i titolari tenere sotto controllo durante la notte tutte le loro coltivazioni, troppo estese e spesso in luoghi disabitati. La tecnica dei ladri è sempre la solita: arrivare in tre o quattro nel luogo prescelto con un furgone o un camion e caricare sul mezzo le piante in vasetti che si trovano più vicine alla strada; operazione che richiede di solito una manciata di minuti. Le piante, spesso, vengono rivendute sotto costo ad altri vivaisti privi di scrupoli. Come nel caso che ha portato alla denuncia in questione.
Il vivaista albanese, probabilmente ricettandole dai ladri che nella notte dell’11 settembre avevano fatto razzia nel vivaio di Piuvica, aveva organizzato con il collega italiano il fasullo passaggio di proprietà delle piante per potere riciclare sul mercato: prima creando dal nulla una fattura che, con una data precedente al furto, ne comprovasse il regolare acquisto, e poi falsificando la fattura della vendita tra loro due.
E tutto sarebbe potuto filare liscio se, prima che i cipressi fossero venduti sul mercato regolare e sparissero nel nulla, il fato non avesse portato il legittimo proprietario trovarseli di fronte e a riconoscerli con certezza grazie al particolare tipo di vasetto da lui utilizzato, che non si trova in commercio nelle nostre zone.
I carabinieri della Stazione di Bottegone, una volta ricevuta la denuncia, hanno avviato una sorta di verifiche incrociate, sia sulle fatture che sugli assegni con cui sarebbero stati effettuati i pagamenti, ed hanno avuto la conferma che le piante erano di provenienza illecita. Con la denuncia dei due imprenditori, la procura della Repubblica ha disposto il sequestro dei circa 600 esemplari di cipresso di Leyland, per poi affidarli in custodia giudiziale, in attesa della conclusione della fase istruttoria, alla stessa azienda vittima del furto, in modo tale da tutelarne lo stato di salute e non comprometterne la futura commercializzazione. (m.d.)
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