Il presidio
Sarà presto realtà il vaso biodegradabile
Quasi terminata la prima fase di sperimentazione dei contenitori che sostituiranno quelli in plastica
PISTOIA. Diecimila prototipi sono già in uso in tre vivai pistoiesi, ma per vedere il vero Eco Pot si dovrà aspettare ancora un anno. Il vaso biodegradabile è un progetto innovativo partito tre anni fa dal mondo vivaistico pistoiese. Un’invenzione che permetterebbe alle aziende vivaistiche, e non solo, di sostituire i vasi in polipropilene (il materiale più diffuso, derivante dal petrolio) con vasi biodegradabili, che si smaltiscono da soli ma che sono anche in grado di nutrire la pianta.
Il progetto, finanziato dalla Regione Toscana per 450.000 euro, è partito nel 2012 dalla collaborazione di 58 aziende vivaistiche pistoiesi, Coldiretti Pistoia, ricercatori dell’università di Pisa e Cnr e università di Perugia. La prima fase di sperimentazione si è conclusa ufficialmente il 15 luglio scorso. La ricerca è riuscita sì a creare un vaso biodegradabile, ma che ancora non ha tutte le caratteristiche dell’Eco Pot.
I tempi di disgregazione del vaso risultano infatti ancora non totalmente programmabili. Ma, secondo l’architetto Renzo Spagnesi, dipendente dei vivai Sandro Bruschi e capofila del progetto, fra un anno l’Eco Pot potrebbe entrare in produzione.
«Adesso sappiamo cosa manca per creare l’Eco Pot – spiega Spagnesi – Al momento i 10.000 vasi previsti dal progetto sono stati realizzati e si stanno testando nei vivai. Entro il 30 ottobre presenteremo poi la prosecuzione di questo progetto».
La rivoluzione ecosostenibile del vaso che può essere interrato con la pianta (che poi si disgrega rapidamente sottoterra e contemporaneamente contribuisce a concimare la pianta), potrebbe essere presto realtà. Con conseguenze positive sia per la crescita della sensibilità ambientale nel comparto vivaistico, ma anche per quella finanziaria ed economicamente competitiva. «Questa congiuntura negativa, questa crisi, è in realtà un cambiamento strutturale del settore vivaistico – spiega Renzo Spagnesi – che impone alcune cose: le imprese devono lavorare fra loro, fare filiera, e questo progetto ha abituato le aziende a lavorare insieme e ad aprirsi. Poi c’è bisogno di dare un grande valore all’innovazione, cercando di essere sempre più compatibili con l’ambiente, perché con l’innovazione si diventa sempre più competitivi sul mercato».
L’Eco Pot abbatterebbe i costi (e l’inquinamento) derivati dallo smaltimento della plastica, e permetterebbe anche una facilità di piantumazione maggiore. «Questa fase di ricerca ha consentito di mettere a punto un processo validato scientificamente – spiega Vincenzo Tropiano, presidente di Coldiretti Pistoia – Entro il 30 ottobre possiamo presentare un altro progetto per il prossimo Pif, e proporremo la prosecuzione dell’Eco Pot, per la seconda fase di sperimentazione».
Eleonora Ferri
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