Il Tirreno

Pistoia

Processo influenzato dal caso Cip Ciop

di Massimo Donati
Processo influenzato dal caso Cip Ciop

Nessuna prova dei maltrattamenti all’asilo Magico Bosco: ecco le motivazioni dell’assoluzione di Anna Laura Scuderi

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QUARRATA. Un’impostazione inaccettabile quella dell’aver pediquessamente trasposto nel capo d’imputazione le stesse condotte presenti in quello del processo per i maltrattamenti al Cip Ciop di Pistoia. Ma a parte questa premessa, che respinge qualsiasi tentazione di condizionamento dovuto alla pesante condanna definitiva inflitta dal giudice di Genova per le violenze sui bimbi che frequentavano l’asilo pistoiese, il fatto è che non ci sono prove che Anna Laura Scuderi, in quello stesso periodo abbia maltrattato, di conseguenza, anche i piccoli che frequentavano l’altro nido da lei gestito, il Magico Bosco di Quarrata. Niente riprese filmate qui, gli unici elementi in mano alla pubblica accusa erano le dichiarazioni di quei genitori che avevano ricevuto le confidenze dei figlioletti, oltretutto solo all’indomani dell’arresto per la vicenda pistoiese della Scuderi e dell’altra maestra Elena Pesce.

Sono queste in sintesi le motivazioni alla base della sentenza con cui, il 4 settembre scorso, il giudice monocratico del tribunale di Pistoia Luciano Costantini – accogliendo in definitiva la tesi sostenuta dagli avvocati difensori Alessandro Mencarelli e Stefano Panconesi – ha assolto per insufficienza di prove la quarantasettenne maestra pistoiese, attualmente in carcere per scontare la condanna a 6 anni e 4 mesi per i maltrattamenti al Cip Ciop.

Il giudice pistoiese sottolinea in premessa come il processo abbia risentito dell’inevitabile condizionamento dell’analogo procedimento che si è celebrato a Genova per il medesimo reato. Dimostrazione evidente ne sarebbe, appunto, il capo di imputazione «che, come emerge dalla semplice lettura, è formulato negli stessi identici modi... quasi a significare la completa sovrapponibilità dei comportamenti criminosi, come se quello che accadeva al Cip Ciop doveva per forza verificarsi anche al Magico Bosco».

Ma le prove che hanno condotto alla condanna genovese, spiega il giudice, sono diverse, «a cominciare dalla formidabile efficacia probatoria dei filmati girati all’interno del Cip Ciop». E «non sono state effettuate in questo giudizio neppure le perizie psicologiche sulle vittime disposte ed utilizzate dal gup ligure» aggiunge. Di queste ultime, quelle relative ai due bambini che hanno frequentato entrambi gli asili non consentono di individuare se i traumi psicologici riscontrati sono riconducibili agli eventi accaduti a Pistoia o a Quarrata.

«Le uniche prove sono costituite dalle testimonianze dei bambini che hanno frequentato l’asilo Magico Bosco dal 2007 al settembre 2009». Tuttavia «tutte le confidenze dei bambini sono state fatte ai genitori dopo che Scuderi e Pesce sono state tratte in arresto» e dopo che nei principali telegiornali nazionali furono trasmessi i filmati degli episodi di violenza avvenuti al Cip Ciop: «Queste trasmissioni sono state viste dagli stessi bambini ed è inevitabile che la conseguente influenza esercitata su bambini che avevano al massimo 4 anni svilisca l’attendibilità delle loro dichiarazioni, soprattutto quando, come appare verosimile, esse siano state sollecitate da genitori giustamente desiderosi di apprendere se anche i loro figli erano stati vittime di analoghe violenze».

Ma secondo il giudice manca soprattutto la prova che a compiere i maltrattamenti sia stata Anna Laura Scuderi «e non invece le altre persone che hanno operato nella struttura e che sono state prosciolte nel corso dell’istruttoria».

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