Il Tirreno

Pistoia

Ammoniaca sopra i limiti, nuovo stop all'inceneritore

Massimo Vitulano
L'impianto termovalorizzatore di Montale (foto Gori)
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L'impianto termovalorizzatore di Montale (foto Gori)

Le linee dell’impianto sono state pente per alcune ore dopo un controllo Arpat. Franceschi (Cis): non è stato un reale sforamento

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MONTALE. Sono bastati dei valori falsati a far chiudere, ancora una volta, una linea dell’inceneritore. Martedì 22 settembre, i tecnici dell’Arpat si erano recati all’impianto, come si legge in un comunicato stampa, “per effettuare i campionamenti delle emissioni in atmosfera finalizzati alla verifica del rispetto dei limiti per quanto riguarda le diossine”. Negli ultimi giorni, infatti, i controlli si erano fatti più serrati per garantire, senza ombra di dubbio, sulla sicurezza del termovalorizzatore. Nel corso di tali operazioni, però, il gruppo di esperti aveva voluto sottoporre a verifica anche il sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni in atmosfera dei microinquinanti. Ne era emerso un livello di ammoniaca superiore ai limiti stabiliti. L’immissione di rifiuti all’interno del forno è stata immediatamente sospesa e la Linea 1 bloccata per procedere con gli accertamenti. Per più di tre ore, dalle 16 alle 19:30, il forno è rimasto spento e gli addetti della Ladurner si sono adoperati per capire quali fossero le reali cause del malfunzionamento.

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Alla fine, il responsabile sarebbe stato individuato, come precisa il comunicato dell’Arpat, in un “problema esistente in una delle lance di inserimento dell'urea nel sistema di abbattimento delle emissioni degli ossidi di azoto”. In parole povere, una sonda smontata e riposizionata male, come ha chiarito il presidente del Cis Edoardo Franceschi. “L’ammoniaca, nonostante venga definita, a ragione, un microinquinante, può anche diventare, nelle giuste dosi, un utile alleato per contenere i livelli di inquinamento. – afferma Franceschi – Nel nostro caso non si è trattato di un reale sforamento, anche perché l’odore inconfondibile di questa sostanza non avrebbe tardato a farsi sentire in tutta l’area circostante. Inoltre, al contrario di quanto le attuali tecnologie ci consentono di fare nel monitoraggio delle diossine, il controllo di questi microinquinanti può essere effettuato in continuità con la possibilità di prevenire facilmente il rischio di eventuali sforamenti”. A dimostrazione di questo, il presidente del Cis cita proprio l’atteggiamento adottato dall’Arpat che, diversamente da quanto accaduto con le emissioni di diossine avvenute in estate, non ha ritenuto opportuno procedere con un fermo cautelativo della linea. Decisa, però, ad andare fino in fondo a questa storia, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale ha già annunciato che, nonostante la riaccensione del forno, gli accertamenti proseguiranno anche nei prossimi giorni.

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