Il Tirreno

Pistoia

Quegli appalti con le regole ballerine

Fabio Calamati
Il cantiere per la realizzazione della viabilità del nuovo ospedale, nel marzo 2012
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Il cantiere per la realizzazione della viabilità del nuovo ospedale, nel marzo 2012

Capitolati modificati, risultati “pilotati”, pranzi compromettenti tra tecnici e imprenditori: parla il dirigente della Digos

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PISTOIA. Era il trionfo dell’incertezza delle regole, la gestione dei lavori pubblici al Comune di Pistoia fino a tre-quattro anni fa, gli anni in cui alla guida dell’ufficio c’era l’ingegner Marcello Evangelisti. Uno strano posto dove i capitolati dippalto potevano cambiare una volta scelto il vincitore; dove le regole per calcolare i punteggi venivano radicalmente modificate a pochi giorni dalla scadenza della presentazione delle offerte; un posto dove il dirigente dell’ufficio tecnico poteva pranzare con un imprenditore spiegandogli che lui quell’appalto non l’avrebbe vinto, prima ancora che le buste venissero aperte.

Tutto questo è venuto fuori nell’ennesima udienza, quella di ieri, consumata nell’interrogatorio del dirigente della Digos Filippo Baldi Papini da parte del pm Francesco Sottosanti, che sta facendo ricostruire al suo teste i risultati dell’inchiesta Untouchables (vedi riquadro) appalto per appalto. Un esame, quindi, che si prevede proseguirà ancora per diverse udienze, prima che gli avvocati degli imputati possano a loro volta controinterrogare il dirigente della Digos.

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Quella che emerge in queste udienze, quindi, è la ricostruzione dell’accusa, che punta a mettere a fuoco le responsabilità degli imputati. Per forza di cose, una verità di parte. Anche se vale la pena ricordare che già nel 2012 era stata la stessa indagine interna del Comune di Pistoia a far emergere gravi irregolarità negli appalti.

L’appalto modificato. Un esempio è la gara per il rifacimento delle pavimentazioni in centro a Pistoia, vinta dalle aziende Orsi e Diddi per 1,6 milioni di euro. Dopo l’aggiudicazione, fu approvato (giugno 2011) un nuovo elenco prezzi, con dei rincari: ad esempio i nuovi marciapiedi, che dovevano essere lastricati in pietra con bordo in granito (costo 215 euro al metro quadro) furono previsti tutti in pietra (costo 260 euro). Alla fine – come ha specificato Baldi Papini – l’intero appalto non costò di più, ma il Comune dovette rinunciare a delle opere già previste.

Regole ballerine. Il grande appalto per la nuova viabilità dell’ospedale è uno degli oggetti principali dell’inchiesta. Il dirigente Digos ha spiegato che quattro giorni prima della scadenza per la consegna delle offerte, il 10 luglio 2009, all’albo pretorio del Comune apparve una nota che avvertiva della modifica radicale della formula per attribuire i punteggi alle offerte economiche. Quella prevista originariamente premiava molto di più chi faceva un grosso sconto sul prezzo rispetto a quella poi applicata. Il risultato fu che l’offerta più economica (quella del consorzio Calice, che aveva offerto un ribasso del 22% sulla base d’asta di 3,5 milioni), invece di scavare un abisso rispetto alle altre due in gara (Cmsa, ribasso del 4,8%, e Rosi-Vescovi, ribasso dell’1,9), si ritrovò vincitrice sì, ma con appena sei punti (su 30) di distacco. Insomma, con le nuove regole, puntare su un’offerta conveniente (come aveva fatto il consorzio Calice) si rivelò una strategia sbagliata: molto meglio presentare un buon progetto, e pazienza se fosse risultato più costoso degli altri. Proprio quello che alla fine successe: l’associazione temporanea Rosi-Vescovi vinse l’appalto facendo il pieno per la qualità progettuale e contenendo i danni sul fronte dell’offerta economica, che alla fine era la meno generosa di tutte. Sottosanti ha chiarito che Rosi e Vescovi avrebbero vinto anche con le vecchie regole, ma l’ inusitata modifica di queste ultime a tempo (quasi) scaduto ha alterato i punteggi dei partecipanti.

Gara “pilotata”. Citando telefonate e intercettazioni ambientali, Baldi Papini ha mostrato come il dirigente comunale Marcello Evangelisti pranzasse con un imprenditore, Riccardo Vespignani, che stava partecipando ad un appalto di cui lo stesso Evangelisti era responsabile. E gli spiegasse di “vederla messa male” la sua offerta, tanto da non essere “favorito” per la vittoria. Il pranzo – piccolo particolare – si svolge il 12 aprile, i risultati della gara verranno fuori più di un mese dopo, ma evidentemente Evangelisti ne sapeva già qualcosa.

I buoni “sospesi”. Le indagini hanno consentito di verificare che nei primi mesi del 2011 il Comune ha acquistato bitume per le riparazioni stradali rifornendosi dalla ditta Rosi anche quando il contratto di fornitura con la Rosi stessa era scaduto. La pratica era a conoscenza di Evangelisti, che si raccomandava solo di dire a Rosi di non fare fatture: quelle forniture erano “buoni sospesi”. Il Comune avrebbe pagato tutto qualche mese dopo, quando la nuova gara – dopo un primo tentativo andato deserto e un aumento dei prezzi offerti – venne finalmente assegnata. A chi? Ma alla ditta Rosi, che il primo giorno della nuova fornitura si vide attribuire tutti insieme gli ordini rimasti “sospesi” nei mesi precedenti.

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