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L’Arpat blocca l’apertura della Linea 1 dell’inceneritore
MONTALE. Sulle emissioni di diossine e furani avvenute nelle scorse settimane, prende posizione anche Arpat, l’agenzia regionale per la protezione ambientale. In un comunicato stampa emesso l’8...
MONTALE. Sulle emissioni di diossine e furani avvenute nelle scorse settimane, prende posizione anche Arpat, l’agenzia regionale per la protezione ambientale. In un comunicato stampa emesso l’8 settembre si legge che l’organizzazione, nonostante sia convinta della validità delle manutenzioni straordinarie apportate al termovalorizzatore per garantire il rispetto dei limiti di emissioni «prende atto che, ad oggi, non sono stati sufficientemente e compiutamente indagati gli elementi che hanno determinato l'anomalia ed ha quindi chiesto che sia redatta ed inviata una relazione su tutte le possibili cause e sulle future procedure che dovranno essere poste in atto per evitare il ripetersi di superamenti dei valori emissivi».
Sulle ipotesi preliminari avanzate dalla Ladurner, il gestore dell’impianto, anche Arpat sembra serbare dei dubbi. L’idea che alla base delle emissioni ci sia un carbone attivo di qualità scadente, non fornisce, da quanto si legge nel comunicato, «sufficienti elementi di certezza mantenendo alcuni dubbi sulla reale causa del malfunzionamento». La richiesta di Ladurner di riattivare la Linea 1, al centro delle indagini, è quindi da rigettare. Per Arpat tale operazione potrà infatti essere portata a compimento solo quando saranno stabilite le reali cause che hanno portato allo sforamento di diossine. Nel frattempo, promette il centro per il monitoraggio ambientale, «una verifica puntuale del rispetto delle procedure di autocontrollo e comunicazione sarà svolta nel corso dei prossimi accertamenti che saranno svolti dall'Agenzia».
Massimo Vitulano
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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