Il Tirreno

Pistoia

anniversario della liberazione

"Gli italiani di allora e i profughi di oggi, un comune destino"

di Alessandra Tuci
"Gli italiani di allora e i profughi di oggi, un comune destino"

Pistoia, il sindaco Bertinelli alle cerimonie dell'8 settembre. "Anche qui si scappava dalla guerra e dalla miseria"

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PISTOIA. “Non dobbiamo dimenticare uomini e donne che allora lottarono, e molti purtroppo morirono, per donare a tutti noi il più lungo periodo di pace che l’Italia e l’Europa abbiano mai conosciuto”. Con queste parole ha esordito stamani mattina, 8 settembre 2015, il sindaco Bertinelli alla celebrazione del settantunesimo anniversario della liberazione di Pistoia dall’occupazione nazifascista. Un caldo sole  autunnale ha illuminato piazza della Resistenza  alla presenza del primo cittadino, del prefetto Angelo Ciuni, del presidente della Provincia Vanni, delle istituzioni civili e militari.

Una corona di alloro è stata deposta al monumento ai caduti, dinnanzi ad alcuni cittadini. Peccato non vedere una piazza gremita di gente: forse tanti non hanno potuto presenziare alla ricorrenza o forse molti, purtroppo, sono rimasti assorbiti dai numerosi impegni quotidiani. Eppure per Pistoia questo è un giorno indelebile nella memoria. Era la sera del 7 settembre 1944 quando, agli ordini del comandante militare designato per la XII Zona, Vincenzo Nardi, i partigiani delle località limitrofe cominciarono a dirigersi su Pistoia per liberarla in attesa dell’arrivo degli alleati che si stavano avvicinando. Venerdì 8 settembre, dopo alcuni scontri in periferia con le retroguardie nemiche, le varie formazioni (tra cui Volante, Baronti, Stella Rossa, Giustizia e Libertà, Castellina, Fantacci, Fedi..), dopo aver liberato Vinci, Lamporecchio e Casalguidi, occuparono il centro cittadino. “Ho ancora impresso nella memoria il momento in cui venne comunicato alla mia famiglia che mio padre non c’era più –racconta Giancarlo Brusoni, presidente provinciale Associazione famiglie, caduti e dispersi in guerra- avevo 9 anni. Ero in cucina e sentii l’urlo di mia madre”.

Lungo e toccante il discorso del sindaco Bertinelli, nel quale parla anche dell’impellente dramma dei migranti.“Dobbiamo ricordare come anche da qui, un tempo, si scappava dalla violenza e, ben oltre la fine della guerra, si continuò a fuggire dalla miseria”. “Con la consapevolezza del comune destino che lega i popoli, non possiamo distogliere lo sguardo dal cammino dignitoso e pericoloso che donne, uomini, anziani e bambini stanno compiendo oggi –ha continuato il primo cittadino- anche a costo della loro vita, per cercare di inverare il loro sacrosanto diritto, esattamente valido come il nostro e quello di chiunque, ad una vita migliore, serena e libera”.

“Per reagire allo smarrimento che proviamo di fronte a tutto questo, possiamo d’istinto serrarci dietro alte mura o confinare i nuovi migranti dietro reticolati e filo spinato, sperando scioccamente che tali barriere possano proteggere le nostre meschine certezze. Oppure possiamo avere il coraggio, essere donne e uomini liberi, e lasciarci guidare dagli esempi di coloro che fondarono nuovamente il nostro Paese, volendolo libero, solidale ed aperto al mondo”.

Dopo la cerimonia, il corteo si è spostato alla stazione ferroviaria per deporre la corona anche alla lapide degli ex internati, in ricordo di tutti quei pistoiesi deportati nei campi di concentramento.

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