Immigrazione clandestina, resta ai domiciliari l’ex consigliere comunale
Pistoia, convalidato l’arresto della polizia. Secondo il giudice c’è il rischio che se lasciato in libertà Alfredo Paolini reiteri il reato
PISTOIA. Ha ammesso di aver falsificato lui quella documentazione, sia i contratti di assunzione che la busta paga. Ma di averlo fatto sostanzialmente a fin di bene, per far ottenere ugualmente ai due extracomunitari il rinnovo del permesso di soggiorno anche se il lavoro in quella cooperativa edile con cui li aveva messi in contatto ancora non lo avevano iniziato. Ma secondo il gip del tribunale quella messa in atto dall’arrestato pare essere un’attività illecita svolta in modo professionale. Come dimostrerebbe, secondo lui, anche la corposa documentazione di cittadini stranieri trovata dalla polizia nel corso della perquisizione nel suo ufficio.
Per questo, al termine del’interrogatorio di garanzia, il giudice Roberto Tredici ha convalidato venerdì mattina, 28 agosto, l’arresto di Alfredo Paolini, 71 anni, ex consigliere comunale, applicandogli, come chiesto dal pubblico ministero, la misura cautelare degli arresti domiciliari, considerando concreto il pericolo di reiterazione del reato.
Paolini, legale rappresentante dell’associazione “Openservice”, che, senza fini di lucro, si occupa di trovare commesse di lavoro per conto terzi, è accusato della violazione della legge sull’immigrazione attraverso la contraffazione dei documenti necessari per il rinnovo del permesso di soggiorno (reato che potrebbe costargli fino a dieci anni di carcere) e di favoreggiamento della permanenza di clandestini sul territorio nazionale.
Ad arrestarlo, nel pomeriggio di mercoledì 26, gli investigatori della Squadra mobile, che lo avevano scorto mentre faceva la fila davanti allo sportello dell’ufficio stranieri della questura. Avendo già indagato in passato su di lui proprio in relazione ad un giro di documenti falsi per l’ottenimento di permessi di soggiorno, hanno intuito che c’era qualcosa che non andava. E interrogato il cittadino marocchino che era insieme a lui ne avevano avuto conferma: il giovane aveva confessato che Paolini gli aveva fornito la documentazione per ottenere il rinnovo del soggiorno in cambio di denaro.
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