Il presidio
Si dimettono in blocco per i mancati pagamenti
Quindici operai lasciano il vivaio e aprono vertenza per riscuotere gli stipendi Del Bino (Cgil): ci preoccupa l’affanno di aziende grandi, con 20-30 dipendenti
PISTOIA. In quindici si sono dimessi per giusta causa il 4 agosto, rivolgendosi all’ufficio vertenze della Cgil per riscuotere le spettanze maturate da febbraio.
«Mercoledì 2 settembre consegneremo alle nostre due legali, Enza Peri e Marica Bruni, i decreti ingiuntivi», spiega Luana Del Bino, responsabile dell’ufficio vertenze della Cgil. È solo uno degli ultimi casi di vertenze sindacali nei confronti di aziende vivaistiche. Riguarda i Vivai piante Gabellini, azienda con una storia lunga 80 anni e un periodo di crisi culminato con il mancato pagamento di alcune mensilità. A questi ritardi sono seguite, nei primi giorni di agosto, le dimissioni in blocco di gran parte del personale. «Da febbraio gli stipendi non sono più stati pagati in maniera regolare - dice Del Bino - Angelo Gabellini ha spiegato ai suoi operai che si trattava di una situazione temporanea. Molti sono operai “storici”, noi seguiamo la vertenza di un lavoratore che era con loro dal 1978, per intenderci. Volevano arrivarci alla pensione, l’età media non è bassa e in media ci sono posizioni lavorative che oscillano tra i 10 e i 30 anni di permanenza dal Gabellini. Ma quando hanno visto che i soldi non arrivavano hanno preso quella decisione e si sono rivolti a noi». Alcuni si erano già dimessi nei mesi precedenti. «Considerando stipendi, Tfr e il fatto che, per legge, i dimessi per giusta causa hanno diritto al mancato preavviso di due mensilità credo sia stato maturato un credito di 35.000 euro a lavoratore».
Gabellini è in buona compagnia. Altre aziende sono in difficoltà coi pagamenti e alle prese con beghe sindacali. Come la Vivai Piante Biagini di Masiano. «È un caso che dal sindacato di categoria è passato, purtroppo, all’ufficio vertenze. Lo scorso anno il vivaio decise di mandare via una decina di persone. Fu raggiunto un accordo all’Unione agricoltori per l’esodo incentivato con la garanzia del pagamento rateale delle spettanze. Pagamento che è stato rispettato solo in parte. Dalla categoria il caso è passato nei nostri uffici».
È prevista per l’8 ottobre l’udienza per la composizione dello stato passivo nei confronti della Palandri Srl di Chiazzano. La prima azienda in provincia protagonista di uno sciopero dei dipendenti, nel novembre dello scorso anno. «La società agricola è stata dichiarata fallita, stiamo portando avanti i decreti ingiuntivi contro la Srl e a ottobre è in programma l’udienza al tribunale del lavoro. Vedremo se il giudice ammetterà i lavoratori allo stato passivo, dandoci poi la possibilità di reclamare quanto dovuto all’Inps».
Auspica invece in una soluzione positiva entro fine anno, Del Bino, per il caso della Romano Righetti Piante & C. di Bottegone. «Qualche operaio se n’era andato ma - spiega Del Bino - nonostante il calo di ordinativi qualche buona commessa c’era. La crisi è esplosa dopo il decesso di Romano, a marzo. I due figli hanno accettato l’eredità con beneficio d’inventario. Ci sono sei mesi di tempo (con proroga fino ad altri sei) per inventariare crediti e debiti e decidere se accoglierla. Se non dovessero farlo sarà lo Stato a occuparsene. Si sono affiancati a dei professionisti per gestire questa fase. Ci risulta che in azienda sia rimasta solo una persona per innaffiare le piante. I lavoratori, una trentina, sono stati licenziati. Noi seguiamo 15 di loro, l’altra metà si è rivolta ad un avvocato di fiducia». Il confronto però è costante: «Righetti oltrettutto è sempre stata una bella azienda: niente operai al nero, seri sull’antinfortunistica, hanno accettato da subito di avere un delegato sindacale al loro interno...». La soluzione positiva potrebbe arrivare... dall’Expo: «Devono riscuotere da un’impresa partecipante ad Expo l’allestimento delle piante curato nei mesi scorsi. Abbiamo esercitato un’azione diretta per introdurci nel credito e pagare i lavoratori. A metà settembre è in programma l’udienza per l’assegnazione del pignoramento. Confidiamo, entro fine anno, di essere riusciti a dare quanto dovuto ai dipendenti».
Tiziana Gori
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