Il presidio
Condannato per la rapina alla filiale Caripit
Pescia, due anni e mezzo al bandito arrestato dalla polizia ad Alberghi subito dopo il colpo
PESCIA. Condannato per rito abbreviato davanti al gup del tribunale di Pistoia uno dei due banditi che il 21 agosto delo scorso anno rapinarono la filiale di Alberghi della Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia. Giuseppe Omo Urso, 58 anni, nato a Ceglie Messapica (Brindisi), difeso da Elena Augustin e residente a Prato è stato condannato a due anni e mezzo di reclusione. Ancora agli arresti domiciliari dopo alcuni mesi passati in carcere, l’avvocato difensore ha chiesto per lui l’attenuazione della misura cautelare. Il giudice si è riservato la decisione.
Ritenuto vicino al clan Nicotra, una banda che agli inizi degli anni Novanta si è resa protagonista di una serie di rapine a mano armata in tutta la Toscana, Giuseppe Omo Urso era stato bloccato subito dopo la rapina dagli uomini del commissariato di Pescia, che lo avevano costretto a fermarsi esplodendo due colpi di pistola in aria.
Insieme al suo complice, Urso era riuscito ad introdursi all’interno della banca segando i sostegni dell'inferriata di una finestra sul retro dell'edificio: un'operazione quasi sicuramente portata a termine durante la notte precedente, ricollocando poi l'inferriata provvisoriamente al suo posto. Fatto sta che, arrivata l'ora di chiusura, i due banditi avevano fatto irruzione a sorpresa nel salone e si erano fatti consegnare i pochi soldi che ancora non erano già stati messi al sicuro nella cassaforte a tempo: solo 1.150 euro.
Ma i dipendenti avevano fatto in tempo ad azionare il segnale d'allarme, cosicché la polizia era riuscita ad arrivare proprio mentre i banditi stavano uscendo dalla banca. Urso era stato così bloccato, mentre il complice si era dileguato a piedi, abbandonando sul posto l'auto che la banda avrebbe dovuto usare per la fuga.
Nel marzo 2002 Giuseppe Omo Urso era stato arrestato dopo una latitanza di un paio di mesi in Polonia. Ritenuto componente del clan Nicotra, era stato condannato a 9 anni e 7 mesi ma, prima di ricevere l'ordinanza di carcerazione, si era dileguato nel nulla. A Varsavia aveva trovato un punto di appoggio in Francesco Orilio, siciliano, considerato il referente della mafia italiana e turca in Polonia e già condannato a trent'anni.
Il clan Nicotra, famiglia originaria di Misterbianco, viveva in un cascinale a Migliana, in provincia di Prato, e, nell'ambito delle indagini sulle loro scorribande, i poliziotti trovarono nascosto nei boschi un vero e proprio arsenale di fucili a pompa, pistole, kalashnikov. Tutto materiale che veniva utilizzato per i colpi in banca. Le investigazioni della polizia permisero di sgominare la banda e far condannare tutti i suoi componenti. Urso, scontata la pena, era stato nuovamente arrestato nell'ottobre 2012, a Cecina, durante un controllo: sulla sua testa pendeva un'ordinanza di custodia emessa dal gip del tribunale di Pistoia, nell'ambito di un'indagine su alcune rapine in istituti di credito.
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