Il Tirreno

Pistoia

volontariato

Mezzo secolo passato ad aiutare gli altri

Beatrice Faragli
Mauro Polvani appoggiato all'ambulanza con cui ha portato soccorso a tantissime persone in difficoltà
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Mauro Polvani appoggiato all'ambulanza con cui ha portato soccorso a tantissime persone in difficoltà

Pistoia: iniziò a 17 anni l’avventura nella Misericordia di Agliana di Mauro Polvani, insignito della Croce al merito della carità

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AGLIANA. “Mi puoi dare una mano?” gli chiese un autista di ambulanze fuori dalla sede della Misericordia di Agliana, in via Matteotti. Mauro Polvani, all’epoca diciassettenne, non si tirò indietro. «Risposi “sì”» racconta. Era il 1963. Da allora il volontario dell’associazione aglianese ha continuato a aiutare gli altri.

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«Cominci con un “sì”. Poi – spiega – ti inizi a sentire utile e, a un certo punto, ci sei dentro con tutta l’anima». Mai Polvani avrebbe potuto sottrarsi alla sua coscienza. «Quando sai che c’è bisogno del tuo aiuto, è impossibile non andare» dice. Per lui, nel giugno scorso, è arrivata la Croce al merito della carità, un riconoscimento ai suoi cinquant’anni (e oltre) di servizio. In mezzo secolo di volontariato, di emergenze aspre, dure e difficili da mandar giù, ma anche di nascite e soddisfazioni, il soccorritore aglianese ha visto la Misericordia cambiar pelle e casa.

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Mauro Polvani, infatti, ha cominciato la sua avventura quando l’associazione era nella sede di via Matteotti, prima dello spostamento in via Amendola e, infine, nella struttura lungo la Nuova Pratese inaugurata nel 2010.

«C’è un abisso di differenze tra ieri e oggi» racconta il volontario. Gli anni Sessanta e Settanta erano quelli della «cassettina con la lucina fioca dove – ricorda Mauro – lasciavamo gli indirizzi di chi aveva le chiavi delle ambulanze, per le emergenze della notte». La Misericordia chiudeva all’ora di cena, e chi ne aveva bisogno dalle 20 in poi «andava a suonare a casa dei volontari e degli autisti». «Mi sono alzato dal letto parecchie notti» ricorda il soccorritore.

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Ma le levatacce notturne non sono state solo per incidenti e malori, perché Polvani è andato in soccorso anche delle popolazioni colpite da sismi e alluvioni. Nel maggio del 1976 era in Friuli per aiutare le persone messe in ginocchio dal terremoto. Due anni prima era a San Benedetto Val di Sambro, per l’attentato al treno Italicus. Ha vissuto il dramma del sisma in Umbria, nel 1997, dando anche lì il proprio contributo da responsabile della protezione civile della Misericordia, così come all’Aquila nel 2009. Con il borsone sempre pronto accanto al letto, quel “sì” detto in via Matteotti nel ’63, Mauro l’ha ripetuto molte altre volte nel corso di cinquant’anni di volontariato, sempre sostenuto dalla sua famiglia.

«Se ho potuto fare tutto questo – dice Polvani – è grazie a mia moglie Evelina e ai miei figli Simona e Simone, che hanno fatto dei sacrifici per permettermi di correre sulle emergenze».

Quando l’associazione non era strutturata e organizzata come adesso, per anni Mauro è stato reperibile durante la notte e le feste, ricordano Evelina e la figlia Simona. E le soddisfazioni, in questo mezzo secolo al servizio degli altri, sono state tante, come quel vagito alla fine degli anni Settanta.

«Dovevamo trasportare una donna a Firenze per il parto ma – ricorda il volontario – non ci siamo mai arrivati. Non siamo riusciti a arrivare nemmeno a Pistoia. Accostammo al lato della strada e lì, nell’ambulanza, aiutammo quella mamma a far venire alla luce il suo bambino».

Su quella stessa ambulanza, Mauro Polvani e gli altri della Misericordia lasciarono appeso un fiocco azzurro per un mese.

La morte e la vita si sono intrecciate in cinquant’anni di volontariato, e adesso Mauro non ha dubbi: «Ai giovani dico di provare tutto questo perché fare il volontario con amore e altruismo è una cosa bellissima. L’importante è non servirsi mai della Misericordia ma servire la Misericordia e gli altri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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