Breda, sui due licenziamenti è ancora muro contro muro
PISTOIA. L’intero stabilimento dell’ AnsaldoBreda si è fermato ieri mattina per mezz’ora in segno di protesta contro il licenziamento di due lavoratori. La vicenda è quella di un impiegato e di un’op...
PISTOIA. L’intero stabilimento dell’ AnsaldoBreda si è fermato ieri mattina per mezz’ora in segno di protesta contro il licenziamento di due lavoratori.
La vicenda è quella di un impiegato e di un’operaia, a casa l’uno per malattia, l’altra perché aveva avuto accesso alla legge 104 (quella che concede permessi in caso di assistenza a una persona malata, ndr). I due sono stati licenziati dopo essere stati pedinati da un’agenzia investigativa privata su mandato dell’azienda stessa. Ed è questo fatto in particolare ad aver suscitato, fin dall’inizio, la protesta dei lavoratori di via Ciliegiole.
“La Rappresentanza sindacale unitaria contesta all’azienda di aver volutamente ignorato sia gli organismi ed istituti di controllo stabiliti dalla legge e dai contratti, arrogandosi il diritto di giudicare della salute dei lavoratori senza averne il titolo, che il ruolo di rappresentanza di cui la Rsu è titolare. Di conseguenza è stato chiesto all’azienda di rinunciare all’uso di uno strumento unilaterale ed esclusivo che crea tra i lavoratori un clima di insicurezza e di sfiducia ed è inoltre fortemente invasivo della vita privata dei lavoratori” . Questa è una parte del documento che nel pomeriggio i delegati sindacali nazionali hanno consegnato ai vertici AnsaldoBreda a Roma, all’incontro tenutosi per parlare degli assetti futuri del gruppo ferroviario, in particolare degli esuberi che l’azienda ha già segnalato (in totale, 129 tra gli stabilimenti di Pistoia, Napoli e Reggio) e delle modalità di uscita tramite prepensionamenti, mobilità e legge Fornero.
«Questo sciopero è una forma di disappunto di lavoratori ed Rsu nei confronti dell’azienda che sta adottando questi sistemi di controllo sulle persone in malattia, infortunio o con la 104 – spiega Tiziano Fabbri, coordinatore Rsu di via Ciliegiole- La nostra collega è disabile e con accesso alle legge 104. Da una parte l’azienda chiama il sindacato per cercare una soluzione ai 129 esuberi non confluibili in Hitachi, dall’altro lato utilizza azioni di questo tipo».
«A fronte dell’incontro fatto con i massimi dirigenti aziendali lo scorso 21 luglio sul tema della sorveglianza dei lavoratori da parte di agenzie investigative private, non è venuto fuori nulla e l’azienda intende andare avanti con questi sistemi di controllo».
Insomma, la richiesta è quella dell’abbandono di certe misure di controllo, che l’azienda ha ribadito essere del tutto legali, ma che hanno creato tensione e malumori tra i lavoratori. Per ora, però, sembra che non vi siano disponibilità di sorta alle richieste dei sindacati. Nessun reintegro dunque per la lavoratrice, ma solo generiche proposte su percorsi alternativi che però escludono di fatto il rientro in azienda, fatta salva la eventuale decisione del giudice del lavoro sull’impugnazione del licenziamento, che peraltro in entrambi i casi è già stato annunciato.
«Se l’azienda vorrà andare avanti in questa direzione non escludiamo altre forme di protesta anche più forti» conclude Fabbri.
Alessandra Tuci
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