Il presidio
A ottobre la stangata per il piano fantasma
Pistoia, il Comune dovrà sborsare diversi milioni per i terreni destinati a insediamenti produttivi in via Erbosa e mai realizzati
PISTOIA. In Comune si sono già segnati la data con un circoletto rosso: 30 ottobre. È in quel giorno che si terrà a Firenze l’udienza collegiale della Corte di appello che scriverà l’ultima e definitiva parola sulla lunghissima vicenda degli espropri per il Piano insediamenti produttivi (Pip) di via Erbosa. Un Pip mai nato, ma che rischia di costare a Palazzo di Giano un bel pacco di milioni, probabilmente una mezza dozzina.
I soldi sono quelli che dovranno essere pagati come risarcimento ai tre proprietari dei terreni che nel 1994 (più di venti anni fa) vennero espropriati per realizzare il Pip. Si tratta dei signori Pierangelo Frosini, Maura Franceschelli e della società Baroncelli snc. Nel 1994 tutti e tre furono espropriati dei terreni (in totale circa 15.000 metri quadri) che avrebbero dovuto accogliere le aziende del Pip. A mo’ di risarcimento fu loro offerta la cifra di 456.000 euro, che gli ex proprietari rifiutarono, avviando una battaglia legale per avere dei risarcimenti più consistenti.
Una storia uguale a decine di altre, anche a Pistoia. La differenza, qui, è che a fare gli espropri era stata Esselunga, sulla base di una convenzione stipulata con il Comune. L’idea era che il gigante della grande distribuzione avrebbe potuto costruire un supermercato in via Erbosa e, in cambio, avrebbe realizzato il Pip per conto del Comune.
Il guaio è che quel supermercato Esselunga non l’ha mai realizzato: chiedeva di costruirlo di 5.000 metri quadri, il Comune gliene riconosceva solo 2.500; e tra botte e risposte legali, l’operazione finì con il naufragare dopo pochi anni.
Nel frattempo Esselunga ha cambiato strategia, puntando e raggiungendo l’accordo per la realizzazione del nuovo supermercato nella zona di Pistoia sud. Il relativo piano (che prevede tra l’altro la costruzione di una strada e l’allestimento di un parco pubblico, tutto a spese di Esselunga) è già stato varato dalla giunta e il consiglio comunale dovrebbe approvarlo in una prossima seduta (nell’ultima, il voto è saltato per mancanza del numero legale).
Mentre trattavano per il nuovo piano, Comune ed Esselunga sono andati dal notaio per m ettere una pietra tombale sulla storia del Pip di via Erbosa: quindi i famosi terreni vengono riconsegnati (o meglio: il diritto di superficie) al Comune di Pistoia ed Esselunga non pretende di riavere indietro i soldi già messi a disposizione degli espropriati.
Resta, però, il problema di questi ultimi. La loro battaglia legale per avere dei risarcimenti più consistenti ha avuto una svolta decisiva nel giugno 2009, quando la Corte di appello riconobbe loro il diritto a ben 7 milioni di euro complessivi a mo’ di risarcimenti, più interessi e spese legali, per un totale di 12 milioni di euro.
Tre anni dopo, nel 2012, la Cassazione stabilì che i giudici fiorentini si erano un po’ sbagliati, largheggiando eccessivamente e che, quindi, dovevano rifare i conti. Inoltre, la Cassazione chiarì anche che a pagare avrebbe comunque dovuto essere il Comune da solo e non, come sostenevano i legali di Palazzo di Giano, in tandem con Esselunga.
In questi mesi la Corte di appello ha nominato un perito (lo stesso ha fatto il Comune), il quale ha fatto il suo dovere e depositato la perizia. Siamo quindi agli atti finali: alla fine di ottobre, come detto, i giudici torneranno a pronunciarsi. In Comune si spera in una sentenza clemente, ma è difficile pensare che la stangata non preveda comunque un esborso di qualche milione. Soldi che usciranno dalle casse comunali a fronte di un piano di insediamenti produttivi... mai neppure nato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
