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Precari, il tribunale condanna il Ministero

valentina vettori
Maria De Renzis, giudice del lavoro
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Maria De Renzis, giudice del lavoro

Il giudice del lavoro di Pistoia riconosce i danni subìti per la mancata assunzione a otto insegnanti

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PISTOIA. Il 26 maggio 2015 il giudice del lavoro di Pistoia, Maria De Renzis, ha riconosciuto a un gruppo di otto insegnanti precari, quattro donne e quattro uomini, della provincia di Pistoia i danni causati dalla mancata stabilizzazione delle loro assunzioni per oltre tre anni.

I docenti – iscritti allo Snals Confsal di Pistoia, il sindacato nazionale autonomo, e rappresentati dall’avvocato di Monsummano Gualtiero Bracali – avevano presentato ricorso al giudice del lavoro dopo che la Corte di Giustizia Europea nel novembre 2014 aveva sancito l'illegittimità della reiterazione dei contratti a tempo determinato nel settore scuola.

La sentenza – la seconda a Pistoia che va in questa direzione, dopo che lo scorso febbraio a una docente precaria era stato riconosciuto lo stesso danno – condanna il Ministero della Pubblica istruzione a risarcire gli insegnanti anche per aver percepito la retribuzione base, senza usufruire di alcun aumento salariale in virtù dell'anzianità maturata.

«Il danno è stato quantificato in 8 mensilità – dice l'avvocato Bracali –, circa 15.000 euro per ciascun ricorrente. Il tribunale di Pistoia ha anche dichiarato il diritto al riconoscimento dell'anzianità maturata in tutti i servizi non di ruolo prestati, oltre a tutte le differenze stipendiali. In pratica – prosegue – dal punto di vista economico e pensionistico, hanno ottenuto il trattamento che avrebbero dovuto ricevere se fossero stati assunti a tempo indeterminato con il primo contratto. Si tratta di una sentenza ben motivata e immune da censure – conclude – che condanna il Ministero a un notevole esborso economico che ci lascia davvero soddisfatti».

Domenico Dimilta, segretario provinciale dello Snals Confsal di Pistoia, sottolinea l’importanza di questa seconda sentenza che «riconosce i diritti del personale della scuola e che dovrebbe essere di monito per i responsabili politici dell’istituzione scolastica del Paese, proprio mentre su di essa sta per abbattersi la scure della legge “La buona scuola”. Una legge – prosegue Dimilta – che dietro il proclama mistificatorio delle centomila assunzioni, introduce in realtà norme contraddittorie e dannose e che, nella sostanza, dimentica e tratta con furbesca altezzosità docenti che per anni hanno garantito il funzionamento della nostra scuola».

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