Il presidio
Una luce per chi ha perso tutto Le storie di Valerio e degli altri
PISTOIA. Dopo tre anni di attività “Raggi di speranza in Stazione”, l’associazione onlus che dal 2012 porta da mangiare ai senzatetto alla stazione ferroviaria di Pistoia, racconta le sue vittorie e...
PISTOIA. Dopo tre anni di attività “Raggi di speranza in Stazione”, l’associazione onlus che dal 2012 porta da mangiare ai senzatetto alla stazione ferroviaria di Pistoia, racconta le sue vittorie e gli obiettivi raggiunti. Vittorie e obiettivi che non sono fatti di numeri ma di persone, che grazie all’aiuto di questa associazione e dei suoi 30 volontari, sono riuscite a reinserirsi nella società.
Davanti al furgoncino della associazione ci sono extracomunitari ma anche, sempre più, italiani e pistoiesi. Fra le storie dei tanti “invisibili” c’è quella di Valerio (nome inventato ma storia vera), una delle persone che Raggi di speranza ha aiutato a reinserirsi. Valerio è un pistoiese di 40 anni, ex elettricista sposato con una moglie e due figli. Circa due anni fa, Valerio perde il lavoro (la ditta fallisce e chiude) e si ritrova senza stipendio. In poco tempo non riesce a pagare più l’affitto e perde la casa. Si rivolge alle istituzioni, e in questo modo sua moglie e i due bambini trovano accoglienza in una casa famiglia. Qui hanno un posto dove dormire e dei buoni spesa per comprare da mangiare.
Lui invece, inizia a vivere per strada. Dorme alla stazione ferroviaria o dove capita e ogni giorno va alla biblioteca comunale a cercare annunci di lavoro e inviare curriculum, ma senza risultati. Dopo un anno però, conosce i volontari dell’associazione, che la sera distribuiscono un pasto caldo a chi, come lui, vive per strada. A questo punto è iniziato il lavoro dei volontari, un lavoro che non si limita alla distribuzione di un pasto caldo. «Lo abbiamo seguito, incoraggiato e abbiamo cercato di fargli tornare la voglia di vivere, perché in queste situazioni le persone spesso, giorno dopo giorno perdono la speranza» scrive l’associazione in una nota. Adesso Valerio, grazie all’aiuto dell’associazione è riuscito a trovare un lavoro, e mettendo i soldi da parte aspetta di poter tornare al più presto alla sua vita, insieme alla sua famiglia.
Ma quello di Valerio non è l’unico percorso di reinserimento che Raggi di speranza ha accompagnato. C’è quello di Massimo (nome inventato anche questo) che ha 20 anni ed è italiano. «Viveva in una casa diroccata e tutte le sere veniva da noi in stazione per mangiare e avere un sostegno morale. È stato in carcere per un anno per scontare una pena per reati minori, i nostri volontari gli sono stati vicini andando a fargli visita settimanalmente. Dopo il carcere sono riusciti a farlo entrare in comunità e seguire un percorso di recupero presso Nuovi Orizzonti, adesso è contento e sta seguendo bene il suo programma».
Ma le storie sono molte: Alessandro, che ha vissuto 30 anni per strada e che adesso ha un lavoro, una casa e fa lui stesso il volontario presso l’associazione. O quella di Federica, 50 anni, rumena, arrivata qui con la promessa di un lavoro che non c’era, e che ora ha trovato casa e occupazione. «Moltissime persone appoggiano la nostra attività, ci sono però ancora persone scettiche che credono che la nostra presenza non sia una risorsa per la società e abbia solamente aumentato il degrado – spiega no i volontari – queste sono solo una piccola parte delle storie delle persone che abbiamo seguito. Sapere che ce ne sono tante altre in difficoltà che hanno bisogno di essere aiutate ci fa andare avanti con determinazione nella nostra attività di volontariato e vederle di nuovo sorridere e vivere ci riempie di gioia e ci ripaga di tutte la fatiche. Tutto questo è possibile solo grazie ai sostenitori che credono in noi, per questo saremo sempre grati a tutti».
Eleonora Ferri
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