I migranti? Persone in cerca di riscatto e di una vita migliore
Il Padre comboniano Renato Kizito Sesana a confronto con Marco Aime sul tema dell'accoglienza e dell'abitare ai margini: La poverà nutre il terrorismo
PISTOIA. La pioggia non ferma il popolo dei Dialoghi sull’uomo, un’onda lunga e ben evidente in città nonostante il tempo non aiuti le soste all’aperto e i giri turistici tra una conferenza e l’altra. Il sabato dei “Dialoghi” è stato dedicato alla condizione più estrema dell’abitare, con le riflessioni da due punti di vista diversi di Padre Renato Kizito Sesana e di Marco Aime intorno ad un tema attuale come le migrazioni e il divario- anche nella condizione dell’abitare- tra Nord e Sud del mondo.
Il padre comboniano, lunga barba bianca da saggio che sa parlare bene anche alle orecchie dei giovani (tante le classi nella tenda di piazza dello Spirito Santo per ascoltare la testimonianza dell’impegno in Africa dell’ex direttore di Nigrizia), lo ha fatto dal punto di vista di chi abita in condizioni molto difficili e decide di trovarsi un’altra casa altrove. Il padre dell’antropologia italiana invece, dalla parte di chi accoglie o dovrebbe accogliere. Padre Kizito Sessa, una vita per gli ultimi nelle baraccopoli della periferia di Nairobi, è stato uno dei più apprezzati protagonisti della seconda giornata dei Dialoghi, nonostante alla stessa ora ci fosse l’attesa (e anch’essa partecipata) testimonianza a voce di Ferdinando Scianna, curatore della mostra fotografica in Palazzo comunale.
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Ad ascoltare il missionario di origine lombarda c'erano tanti giovani accompagnati dai professori, più quella fetta di Pistoia che si ritrova lungo tutto l’anno nelle sempre più numerose iniziative promosse dal terzo settore. Parlando dei bambini di strada keniani, i “taca- taca” che nel dialetto di Nairobi significa spazzatura, Padre Kizito ha evidenziato che proprio tra quella generazione che cresce “sentendosi inutile”, i gruppi terroristici ingrossano le loro fila. Gli “Al Shaabab”, i terroristi somali alleati di Al- Qaeda, autori della sanguinosa strage al campus universitario di Garissa, nel giorno del giovedì santo, “reclutano combattenti votati alla morte- ha detto il missionario- tra i bambini di strada.
Non ci siamo accorti subito dei bambini che scomparivano perché non è facile tenere sotto controllo una città di 6 milioni di abitanti. Ma, ad aprile, quando sono tornato per l’ultima volta in Kenya ho incontrato un bambino che avevamo accolto nei nostri centri e che mi ha raccontato di esser fuggito da un lungo periodo di addestramento militare. La povertà nutre il terrorismo”.
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Quel terrorismo che per qualcuno viaggia verso l’Europa attraverso le carrette della morte che ogni giorno sfidano le onde del Mediterraneo. Per qualcuno ma non per tutti, visto che Pistoia ha salutato con un lungo applauso le parole di Kizito. “Molti di quegli immigrati di cui abbiamo molta paura- dice il missionario- arrivano da situazioni di grande marginalità.
A Reruta, a Korogocho mi sono sentito ai margini della ricchezza, ai margini della città perché siamo ai confini di Nairobi ma mai ai confini della vita. Penso che la nuova Africa inizi da lì e che le persone che arrivano in Europa abbiano molto da offrire. C’è gente che ha voglia di riscatto, di crescere, di vivere”.
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