«Esigo rispetto» ed estrae la pistola
Un cinquantenne in mobilità minaccia la moglie dell’ex padrone e poi viene arrestato per resistenza dai carabinieri
QUARRATA. Disperato, in preda ai fumi dell’alcol, si è attaccato al campanello di casa del suo ex datore di lavoro. Per avere i soldi che secondo lui gli spettavano in base all’accordo firmato a suo tempo, quando era stato messo in mobilità volontaria, ha poi spiegato, chiedendo scusa per ciò che aveva fatto, anche a giudice e carabinieri. Fatto sta che quando la moglie dell’imprenditore si è affacciata per dirgli che il marito non c’era, l’operaio, ora disoccupato, gridando «Esigo rispetto!», ha tirato fuori di tasca una pistola. Un’arma ad aria compressa, di quelle che sparano capsule di vernice utilizzate nei giochi di guerra, ma identica a una vera. E dopo averla “scarrellata”, l’ha sollevata per mostrarla alla donna : «La vedi questa? Diglielo a tuto marito che ho una pistola» le ha gridato. Per poi girare sui tacchi, salire in auto e andarserne.
Erano all’incirca le due e mezzo di domenica pomeriggio. Valentin Mhillaj, 53 anni, originario dell’Albania ma da lungo tempo residente a Pistoia, è stato arrestato un’oretta più tardi, davanti al bar in cui si era fermato prima di rincasare, per bere un altro bicchiere: quando i carabinieri che lo stavano cercando, scorgendo la pistola che gli spuntava da una tasca gli si sono avvicinati per bloccarlo, lui ha cercato d divincolarsi a suon di spintoni e, così, sono scattate le manette per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Teatro dell’inquietante episodio, che sul momento ha destato non poco allarme tra le forze dell’ordine, via del Corso, a Quarrata, dove, attigua all’azienda di cui l’operaio era stato dipendente per cinque anni, si trova l’abitazione di Giuseppe Palma, fondatore ed ex titolare della Palma Spurghi, impresa oggi non più attiva dalle cui ceneri è sorta la PalmaEcologia, poi messa in liquidazione, e, in seguito, come affitto di ramo d’azienda, la Palma Service.
Come detto, Valentin Mhillaj si è presentato al cancello di casa cercando il suo ex datore di lavoro, per chiedere i soldi stabiliti a suo tempo quando, in base all’accordo raggiunto tra azienda e sindacati, accettò la mobilità volontaria. Soldi che secondo l’azienda gli vengono erogati mensilmente, nel pieno rispetto del patto raggiunto.
Fatto sta che dopo aver mostrato platealmente la pistola alla moglie del suo ex datore, Giuseppina Lombardi, è salito sulla propria Opel Astra e si è allontanato. La donna, impaurita, ha subito telefonato al marito per raccontargli ciò che l’ex operaio aveva fatto e al 118.
Immediatamente, è partita una ricerca serrata dell'operaio da parte delle pattuglie dei carabinieri del Norm e delle Stazioni disponibili sul territorio, alla quale hanno collaborato anche le volanti della questura. Una mezz’oretta dopo, Mhillaj è stato rintracciato davanti a un circolo a Bottegone, a pochi passi da casa. I carabinieri lo hanno avvicinato co estrema cautela, sapendolo armato, e hanno tentato di blocarlo. L’uomo, che nel frattempo aveva bevuto ancora, ha reagito a spintoni e calci, ferendo leggermente un carabinieri (3 giorni di prognosi per un polso slogato), ma alla fine è stato arrestato.
Ieri mattina, dopo la nottata passata in cella, il processo per direttissima. L’uomo ha raccontato al giudice il motivo per il quale era andato a casa del suo ex datore di lavoro: era disperato perché non sapeva come tirare avanti, perché a suo dire non riceveva i soldi stabliti dall’accordo con cui aveva accettato di essere licenziato quando l’azienda era entrata in una fase di difficoltà.
«Un gesto che non può essere giustificato in alcun modo – spiega l’avvocato difensore Elena Baldi – dettato dalla disperazione: una settimana fa , per questo stesso motivo, era venuto da me piangendo... ».
Il processo si è concluso con il patteggiamento della pena per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e di minaccia aggravata: 5 mesi con la condizionale.
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