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Fondazione Turati, chieste cinque condanne
Per il pubblico ministero colpevoli il notaio e anche la figlia e il genero dello scomparso presidente Antonio Cariglia
PISTOIA. Tre anni di reclusione per il notaio Giulio Cesare Cappellini; tre anni e quattro mesi per Maria Vincenza Cariglia; tre anni ed otto mesi per il marito di quest'ultima, Massimo Dami; due anni di reclusione per Daniela Bellan ed Helen Ramos, remissione degli atti del teste Marini per la valutazione di un eventuale reato di falsa testimonianza.
Sono queste le richieste fatte dal pubblico ministero, Giuseppe Grieco al termine del processo che si svolge davanti al giudice Luca Gaspari e che riguarda presunte irregolarità negli atti pubblici per il passaggio di poteri all'interno della Fondazione Turati onlus, colosso pistoiese dell'assistenza sociosanitaria, avvenuta nel 2009. La parte civile che rappresenta la Fondazione Filippo Turati e i difensori degli imputati verranno ascoltati dal giudice nella prossima udienza fissata per il 29 giugno, giorno in cui dovrebbe essere emessa anche la relativa sentenza.
Entrando nel merito, secondo il pubblico ministero che ha ereditato il fascicolo dall'allora procuratore della Repubblica di Pistoia, Renzo dell'Anno, sarebbe provato il reato di falso ideologico in atto pubblico commesso dal notaio Giulio Cesare Cappellini, 74 anni, perché avrebbe redatto l'atto di designazione con il quale Antonio Cariglia, quale presidente della Fondazione Turati, rinunciava a tale carica e designava suo successore la figlia, pur rendendosi conto che in quel momento l'allora ottantacinquenne ex senatore ed ex segretario nazionale del Partito socialdemocratico, era in una fase di "fluttuazione negativa" e quindi non capace di intendere e di volere. Non a caso l'atto non fu sottoscritto dall'ottantacinquenne, poi scomparso nel febbraio 2010, anche se - ha sottolineato il pubblico ministero - in altre situazioni seppur con scrittura tremolante, Antonio Cariglia aveva firmato dei documenti. La pena richiesta è più alta di quattro mesi per la figlia Maria Vincenza Cariglia di 55 anni, alla quale è stata contestata l'aggravante della continuazione e per il marito Massimo Dami, difeso dall'avvocato Alberto Russo, al quale l'ulteriore reato di sequestro di persona è stato derubricato in violenza privata ed ecco perché la richiesta è salita a 3 anni ed 8 mesi. Secondo la ricostruzione dei fatti, in una circostanza Dami avrebbe preso per un braccio Giovanni Spiti, responsabile amministrativo della Fondazione Turati, e lo avrebbe costretto ad entrare nel suo ufficio e lì lo avrebbe trattenuto mentre la moglie aveva un'accesa discussione con lo zio Nicola Cariglia, 72 anni, fino all'inizio del 2009 consigliere delegato della Fondazione. E' stato proprio quest'ultimo a presentare la denuncia e fatto partire l'indagine. Per quell'episodio Dami era stato accusato anche di seqeustro di persona.
Più defilate le posizioni della quarantottenne Daniela Bellan e della quarantacinquenne Helen Ramos che, secondo il pubblico ministero, possono beneficiare delle attenuanti generiche perché avrebbero concorso al reato della falsità ideologica da posizioni subordinate, essendo entrambe dipendenti della famiglia Cariglia.
Il pubblico ministero Giuseppe Grieco ha invece chiesto l'assoluzione dai reati di truffa e di circonvenzione di incapace. Così come ha ritenuto del tutto estraneo da ipotesi di reato quanto avvenuto nello studio romano del notaio Pistilli che si è trovato ad eseguire degli atti sulla base della documentazione prodotta a Pistoia e quindi ritenibile attendibile.
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