L’ottanta per cento degli adolescenti succubi dei bulli
Lezione di legalità a Pistoia: vicequestore in cattedra nella scuola dell’aggressione al preside Marruchi
PISTOIA. Lezione sulla legalità ieri mattina all’istituto professionale Einaudi di via Pacinotti, la scuola in cui si è verificata l’aggressione al preside Giovanni Marruchi, prima colpito al volto e poi preso a sputi, il 7 ottobre scorso, da due ragazzi albanesi. È stato il vicequestore Paolo Cutolo, capo di gabinetto della questura, a parlare di legalità, bullismo, social, videogiochi e rapporto tra mondo virtuale e mondo reale dinnanzi ai ragazzi di tre classi.
«La vera tristezza di oggi è pensare che il delinquente sia il modello da seguire, da emulare – esordisce Cutolo – La colpa è della mancanza di regole e di genitori che spesso addossano la responsabilità agli altri, mai ai propri figli. Io sono in quanto appaio: è la regola seguita da molti ragazzi, soprattutto intorno ai 15 anni. Bisogna stare attenti a non confondere il mondo reale con quello virtuale, magari emulando ciò che avviene ad esempio nei videogiochi in cui la violenza è il modo più rapido ed efficace per ottenere ciò che vogliamo».
«Dobbiamo partire dal concetto di ordine pubblico al fine di garantire la tutela dei diritti inviolabili, che sono gli stessi per tutti – continua il capo di gabinetto – Purtroppo, da quanto è emerso da un sondaggio, l’80% degli studenti pistoiesi fa finta di niente davanti al bulletto di turno. Riflettiamo prima di agire, ragioniamo con le nostre teste e non facciamoci influenzare: riportiamo alla luce questo senso di legalità profondamente declinato all’interno della nostra società».
Ed il capogabinetto ha parlato anche di pornografia e pedopornografia sottolinenado come nella nostra città ogni anno vengano arrestati una decina di pedofili.
«Questo è il secondo incontro con la questura e fa parte dell’offerta formativa della scuola – spiega Maria Rita Di Simone, referente del progetto – I ragazzi sono molto entusiasti, partecipano attivamente e questa è un’occasione per riflettere tutti insieme sul rispetto delle regole civili, della convivenza e dell’altra persona. La cosa più importante è che si instaura un rapporto di fiducia con le forze dell’ordine, una presenza amichevole, di sostegno e di aiuto su cui i ragazzi possono fare sempre affidamento».
Alessandra Tuci
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