Il Tirreno

Pistoia

Abetone, addio all'ultimo calzolaio

Elisa Valentini
Dante Seghi
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Dante Seghi

Si è spento a 89 anni Dante Seghi. Con il fratello Peppino preparava gli scarponi per Zeno Colò

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ABETONE. In montagna lo chiamavano il “Calzolaio” perché questo è stato il suo mestiere di una vita. E, nonostante la bottega fosse chiusa al pubblico da alcuni anni, Dante Seghi ha continuato a dilettarsi intorno a scarpe e scarponi come hobby fino a pochi giorni fa. L’ultimo calzolaio dell’Abetone è morto infatti martedì pomeriggio all’ospedale di San Marcello. Aveva 89 anni e alle spalle un ictus superato senza grosse complicazioni. Un recente malore però è stato fatale. Dante era un vero “personaggio”. Il mestiere di calzolaio lo aveva nel sangue, eredità di famiglia e portato avanti per decenni a testa bassa nella bottega di Boscolungo assieme ai fratelli Tonino, morto da tanti anni, e Giuseppe (Peppe). Dante non si era mai sposato e, dopo la morte di Peppe, viveva in casa con la nipote Manola. Degli 11 fra fratelli e sorelle, lascia un’unica sorella, Anna, oltre ai nipoti e bisnipoti. I fratelli Seghi sono stati la salvezza di molte donne anziane del paese che commissionavano loro scarpe su misura.

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Ma la fama della bottega era legata soprattutto allo sci. Dante e Peppe, infatti, furono fra i primi costruttori di scarponi da sci, che allora poco differivano da una normale calzatura, e con la loro arte hanno contribuito all’ascesa sportiva dei grandi campioni abetonesi. A partire da Zeno Colò, di cui i fratelli Seghi furono fornitori di fiducia. Con ai piedi gli scarponi “made in Abetone” – una doppia scarpa più alta del normale con un laccio di cuoio per tenere fermo il tallone - il Falco di Oslo vinse due medaglie d’oro e un argento ai Campionati del mondo di Aspen nel 1950. Poi la produzione si allargò, destinata sia a normali sciatori che a clienti blasonati come il principe Ruffo, o addirittura inviata all’estero. Ma la bottega era anche il luogo di aggregazione prediletto per tanti giovanotti del paese che la sera si riunivano lì per condividere maldicenze e barzellette, fumare la pipa o mangiare i ballotti in compagnia. “Dante appariva silenzioso – lo ricorda il bisnipote Matteo Reggiannini – ma era buono come il pane. Ed era un gran lavoratore”. I funerali si terranno domani, giovedì 23 aprile, alle 14,30 nella chiesa di Abetone. Poi la salma sarà trasferita nel locale cimitero.

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