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Morto a novant'anni il pittore Lando Landini

Morto a novant'anni il pittore Lando Landini

Ha continuato a lavorare fino all'ultimo. Lunedì 20 alle 15 il funerale nella chiesa della Misericordia

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PISTOIA. Il mondo dell'arte è in lutto per la scomparsa di Lando Landini, uno dei pittori più originali e ricchi di talento del panorama contemporaneo pistoiese. Landini è morto domenica mattina, 19 aprile, nella sua casa di Bonelle. Da alcuni giorni le sue condizioni di salute erano peggiorate e la preoccupazione aveva iniziato a serpeggiare tra gli amici dell'artista. Il funerale si svolgerà lunedì 20 aprile alle 15 alla chiesa della Misericordia, in via del Can Bianco. L'artista sarà seppellito nel cimitero di Casalguidi.

Lo scorso anno, in estate, al museo Marino Marini e alla Galleria del Ldeoncino, erano state allestite due sue mostre, che avevano raccolto un grande successo di pubblico. E in effetti Landini, a dispetto dell'età, lavorava ancora con molta regolarità e intensità e ha continuato a farlo finché le forze lo hanno assistito. Una sua mostra è in preparazione per il mese di settembre, nelle Sale Affrescate di Palazzo comunale. Purtroppo aprirà postuma.

Nato nel 1925 a Bottegone, Landini, dopo un periodo trascorso con la famiglia nel sud della Francia, nel ’39 torna in Italia e si stabilisce a Bonelle, nell’immediata periferia di Pistoia. Segue gli artisti locali, soprattutto Alfiero Cappellini. Evento fondamentale nella sua formazione, nel ’45, è la conoscenza di Roberto Longhi per la cui rivista Paragone scriverà saggi fondamentali sull’arte moderna e contemporanea. Con lo stesso Longhi si laurea, nel ’50, con una tesi su Boccioni. 

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La sua prima mostra è in Collettiva del gruppo ’44, alla galleria La Porta, a Firenze. Ma, nel ’51, eccolo nuovamente in Francia, questa volta a Parigi. Alla collaborazione con Longhi, aggiunge quella con Romano Bilenchi per Il Contemporaneo, sempre con interventi rivelatori su Picasso, Villon, i Cubisti, Dufy, Signac. Da parte sua, Bilenchi pubblica opere di Landini assieme a quelle dei grandi Guttuso, Rosai ed altri. Landini prende casa a Parigi fino al ’53, ma senza dimenticare Bonelle. Il ritorno in Italia è dovuto al fatto che in Francia aveva avuto il figlio Stefano dalla compagna Susanne Hayes: nella capitale francese viveva più sì che no da bohemien: aveva bisogno di un lavoro più stabile, che ebbe come insegnante di francese all’istituto tecnico Pacini di Pistoia. Ma tornato a Bonelle, non dimenticò Parigi ove torna appena può perché è là che si fa l’arte nuova del dopoguerra.

 Landini aveva aderito al partito comunista nel ’47, e negli anni Cinquanta, frequenta Botteghe oscure. Nel ’55 espone alla galleria Il Pincio di Roma: Guttuso ne dà un’entusiastica testimonianza. Nel ’56, pubblica su “Paragone” recensisce una mostra di de Stael a Parigi: è la scoperta di tale autore in Italia. Quindi un’evidente aggiornamento verso l’arte informale. Ma non vuol sentire parlare, a suo proposito, di arte astratta: “Il mio non figurativo non è astrattismo, ma solo il puro e semplice risultato di una spontanea facoltà visionaria”.

“Sento il bisogno – ha scritto – di concepire il quadro in una struttura libera, ma anche l’esigenza di orientare quella libertà secondo un’evidenza di realtà quale il mondo contemporaneo definisce e mette in valore. La realtà è forma, luce, colore ed il segno è ciò che la rappresenta nella sua essenzialità”. Tutta la sua arte successiva non è che un’evoluzione di siffatta poetica, corroborata di siffatti valori col bagaglio dei quali ha tirato avanti con estrema coerenza e rigore, procedendo – afferma Gurrieri – per successive distillazioni, sintesi e decantazioni”. Guadagnando poco, meritando molto.

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