Quando Pistoia sognava un suo Expo
Nelle sale affrescate del Palazzo comunale una mostra sulla Esposizione per l’industria, la floricoltura e l’orticoltura del 1899 - Vai allo speciale su Leggere la città
PISTOIA. In comune con il prossimo, attesissimo Expo milanese, ha le grandi aspettative, la voglia di aprire il territorio e promuoverlo anche la costruzione di opere architettoniche. Certo l’Expo pistoiese del 1899, non fu internazionale ma appena “circondariale” anche se fu pensato ed organizzato con la stessa voglia di “uscire” dai lacci geografici e metaforici della provincia toscana ed aprirsi all’Italia. Ad alzare il velo del tempo su un evento non troppo conosciuto dagli stessi pistoiesi, sarà la mostra gratuita inaugurata oggi pomeriggio nelle sale affrescate del Palazzo Comunale, uno degli eventi che darà il via alla terza edizione di “Leggere la Città”. La mostra, che rimarrà aperta fino al 19 aprile, è ispirata al libro “L’incanto malefico” scritto dalla ricercatrice pistoiese Silvia Mauro con Nilo Benedetti ed edito dalla casa editrice Settegiorni, che sarà presentato alla città sabato alle 15,30 nella Biblioteca Forteguerriana.
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Un tuffo nel passato per riflettere sull’attuale significato della città come spazio pubblico: così entra il ricordo dell’Expo circondariale per l’industria, la floricoltura e l’orticoltura di 116 anni fa nella rassegna di riflessione sul pensiero urbano attuale declinato secondo la sfera architettonica, plurale e sociale. La definizione di “incanto malefico” fu data all’Expo del 1899 da un giornale pistoiese del tempo (“Il popolo pistoiese”), perché allora come ora, non mancavano i detrattori dell’evento che ebbe come location, uno degli spazi attualmente meno considerati dalla movida e anche dall’itinerario artistico dei giri turistici del centro e cioè piazza San Francesco, meglio conosciuta come piazza Mazzini.
La grande porta, sovrastata da una cupola in stile liberty, simbolo della manifestazione di fine Ottocento, conduceva nei giardini di Piazza Mazzini dove c’erano stand e padiglioni delle maggiori realtà economiche della città. La porta fu una delle due opere costruite apposta per l’Expo insieme al cavalcavia che collegava la chiesa di San Francesco al cortile esterno dell’ex convento da Sala (l’attuale sede del liceo Forteguerri) e, come molte altre opere nate in simili circostanze in ogni parte del mondo sono state distrutte dopo l’Expo.
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In questo caso la torre Eiffel è una delle rare eccezioni di opera mantenuta nel tempo. Tra i padiglioni espositivi non mancavano quello delle Officine Michelucci, della storica casa organistica Agati- Tronci ma il fulcro era costituito dalla mostra di fiori e piante di una città che- a più di un secolo di distanza- ruota ancora attorno all’ambiente che la circonda e la cinge di colori, odori e monumenti verdi. La mostra ed il libro daranno una visione di Pistoia diversa dal senso comune, meno chiusa di quello che si crede anche nel corso della storia con la città che ha spesso cercato di essere protagonista del suo tempo. La mostra metterà a disposizione un numeroso ed in gran parte inedito patrimonio fotografico dell’epoca ma anche documenti ed icone prodotte per l’occasione stessa.
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All’inaugurazione della mostra la Filarmonica Borgognoni suonerà l’inno composto dal Maestro Pietro Borgognoni per Niccolò Puccini, proprio in occasuibe dell’Expo 1899. (e.f.)
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