Abuso d’ufficio, archiviazione per il pm Claudio Curreli
Pistoia, il magistrato era stato denunciato da un ex frate su cui aveva indagato anni fa a Cosenza per violenza sessuale su una suora
PISTOIA. Archiviato dal tribunale di Salerno il procedimento penale a carico di Claudio Curreli, oggi sostituto procuratore a Pistoia ma all’epoca dei fatti pm al tribunale di Cosenza. Curreli era accusato di abuso d’ufficio, insieme al giudice delle indagini preliminari Francesco Luigi Branda, sempre in servizio a Cosenza, sulla base di una denuncia presentata nei loro confronti da Francesco Bisceglia, un ex frate condannato in primo e secondo grado a 3 anni e 3 mesi per violenza sessuale ai danni di una suora. Il religioso, noto come “padre Fedele” si è poi visto annullare l’ultima condanna dalla Corte di cassazione, il 17 settembre .
La vicenda riguarda un’indagine avviata dopo la denuncia della suora che aveva riferito di essere stata violentata anche a Roma da quattro persone. Indagine condotta dalla squadra mobile di Roma e coordinata dal pm Curreli in quanto connessa a quella di padre Fedele. L’inchiesta era stata poi archiviata. A firmare l’archiviazione, secondo padre Fedele, era stato, nel 2010, Branda che, nello stesso periodo, era giudice nel collegio che stava processando in primo grado l’ex sacerdote.
Padre Fedele, che nel 2012, dopo il processo d’appello, aveva inviato il suo esposto anche al Csm, al presidente della Repubblica ed al ministro della Giustizia, lamentava il fatto che gli atti di quella archiviazione non fossero confluiti nel processo a suo carico.
In realtà già il 17 settembre, quando la Cassazione ha annullato l’ultima condanna a Francesco Bisceglia, la procura della repubblica di Salerno aveva richiesto l’archivazione per infondatezza della notizia di reato del procedimento a carico dei due magistrati. Conclusioni poi riprese dal Gip di Salerno Vincenzo Di Florio, che nei giorni scorsi ha disposto l’archiviazione nei confronti di entrambi i magistrati.
È stata cioè riconosciuta la piena legittimità delle scelte strategico processuali di Curreli ed è stata esclusa qualsiasi violazione di legge e quindi qualsiasi abuso d’ufficio, tanto da parte del dottor Curreli che del dottor Branda.
L’avvocato di Curreli, Giampiero Calabrese, sottolinea che alla stessa conclusione era giunta anche la Corte di cassazione nella stessa sentenza del 17 settembre, scrivendo che “rientrava nelle facoltà del pm la separazione degli atti... essendo certo che gli atti stralciati non riguardassero né gli imputati (almeno direttamente) né le imputazioni elevate nei loro confronti”.
