Il Tirreno

Pistoia

Lavoratori in sciopero alla San Felice

Lavoratori in sciopero alla San Felice

La decisione al termine dell’assemblea coi sindacati: il Gruppo Carrara vuol tagliare 25 dei 61 dipendenti della cartiera

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Quattro ore di sciopero al termine di ogni turno di giovedì 2 aprile. «Questo perché - spiegano Marco Del Cimmuto (Slc Cgil), Fabio Guerri (Fistel Cisl) e Alberto Morosi (Uilcom Uil) - venerdì 3 è in programma il secondo incontro con la proprietà all'Associazione industriali». Una prima tranche di quattro ore di sciopero come risposta alla procedura di mobilità aperta dalla società San Felice Spa per 25 dei 61 lavoratori della cartiera di Piteccio.

Dipendenti che l'azienda vorrebbe mandare a casa al termine del contratto di solidarietà, in scadenza il 9 giugno. La San Felice fa parte del Gruppo Carrara, notissima famiglia pistoiese che ha avviato l’attività cartaria addirittura nel 1873. L’azienda di via Calabbiana ha aperto i battenti nel 1960, e nei periodi di massima espansione ha avuto più di 100 dipendenti. Produce cartone multistrato per scatole da scarpe e vassoi da pasticceria, un tipo di lavorazione che ha risentito della crisi in misura maggiore rispetto alle altre aziende del Gruppo Carrara che producono carta tissue (per tovaglioli, carta igienica, asciugatutto, fazzolettini).

La crisi si è acuita a partire dalla fine del 2010, complici la concorrenza dei Paesi orientali e la contrazione dei consumi. Dal 2010 al 2013 l'azienda ha perso il 38% del fatturato. Nel 2014 gli ordini si sono contratti di un ulteriore 10% e il bilancio 2014 ha una perdita stimata di altri 900.000 euro. A maggio, al termine di una faticosa contrattazione è stato raggiunto un accordo con Cgil, Cisl e Uil: un anno di contratto di solidarietà per 46 dipendenti e il ricorso al licenziamento collettivo per un massimo di 20 lavoratori (alla fine sono stati 14). Ma la cartiera ritiene di non poter fronteggiare la crisi in atto senza un ulteriore taglio del personale: 25 dipendenti su 61, in tutti i reparti.

«Molta della forza lavoro - commentano i rappresentanti sindacali - è composta da persone sulla cinquantina con oltre 20 anni di permanenza alla San Felice, difficilmente ricollocabili sul mercato del lavoro. Siamo disponibili a discutere di eventuali mobilità su base volontaria ma solo a fronte della presentazione, da parte della proprietà, di un piano di rilancio».

«La proprietà - afferma Alberto Morosi - non ha mai presenziato alle trattative. Chiediamo che siano i Carrara, e non loro rappresentanti, a dire a 25 famiglie che resteranno senza uno stipendio. Non possono essere disponibili solo per le cerimonie al palazzetto (il PalaCarrara, ndr)».

Fuori dal cancello i lavoratori escono alla spicciolata. Sguardi bassi per ripararsi dalla pioggia, raccontano storie di vita molto simili: Alberto Rossetti ha 46 anni, è addetto alle macchine, da 25 anni alla cartiera. Nicola Chiti, 50 anni, è carrellista, lavora alla San Felice da 26 anni. Giorgio Berti, 53 anni, è pulperista (gli operai che preparano gli impasti della carta), da 33 anni in azienda. Massimo Bettarelli ha 54 anni, è impaccatore, da 20 anni in azienda. Sergio Nardi ha 54 anni, è uno degli addetti al magazzino, da 26 anni alla San Felice. Tutti dipendenti uomini, sulla cinquantina o quasi, con una professionalità maturata nell’azienda dei Carrara. Per molti una ricollocazione sembra difficile: «Sappiamo che c’è crisi, la viviamo ogni giorno - commentano - Non accettiamo l’idea dei licenziamenti senza pensare ad un rilancio. Alla proprietà chiediamo di puntare ad una ripresa usufruendo di un altro anno di solidarietà».

«Siamo disponibili a sacrifici - afferma Del Cimmuto - ma non a lasciare per strada la dignità delle persone».

Tiziana Gori

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera