Italia
L’amianto alla Breda, una tragedia scritta con 25 anni di ritardo
Pistoia, diventa un libro la tesi di Valentina Vettori: il padre Marco dette il via a una lotta da tanti inizialmente incompresa
PISTOIA. «Valentina ha scritto il primo capitolo della storia dell’amianto a Pistoia». Parla così, il sindaco di Pistoia Samuele Bertinelli, del lavoro di Valentina Vettori. Un libro, “Morire d’amianto a Pistoia. Il caso Breda e l’informazione”, edito da Settegiorni Editore per conto della Fondazione Lavoro e stampato con il contributo di Cgil e Fondazione Valore lavoro onlus.
Si tratta della tesi di laurea di Valentina Vettori, 25 anni, che ha ricostruito le vicende legate all’impiego dell’amianto alla Breda, e alle tragiche conseguenze per la salute dei lavoratori della fabbrica. «Un lavoro nato prima che nella testa nel cuore, poco dopo la morte di mio padre», ricorda Valentina, figlia di Marco Vettori, operaio nello stabilimento di via Ciliegiole, sindacalista e presidente del consiglio comunale di Pistoia, scomparso il 6 marzo del 2013, a 59 anni, per un colangiocarcinoma diagnosticato nel 2011, per il quale sono in corso studi per il riconoscimento della patologia come amianto-correlabile.
Il libro è stato presentato nella Sala Maggiore del Palazzo comunale, nell’ambito del convegno “Raccontare l’amianto. La responsabilità di una informazione corretta ai cittadini”.
«E’ stata dura – spiega Valentina Vettori – portare avanti questo lavoro, perché il coinvolgimento personale mi caricava di responsabilità. Forse, però, ero anche la persona giusta perché avevo tutto il materiale a disposizione conservato da mio padre. Dentro questa vicenda – prosegue – ci sono cresciuta. Alla metà degli anni Novanta avevo 5-6 anni: mi ricordo le pagine dei giornali, mio padre in televisione, il processo».
La vicenda dell’amianto nello stabilimento di Pistoia e delle conseguenze sulla salute dei lavoratori, come sottolinea la giovane autrice, è stata ricostruita parlando con gli operai, con l’avvocato che ha seguito il processo, con i giornalisti e con la Cgil. Un’esposizione all’amianto che si è prolungata per anni, sia durante il lavoro che in occasione della scoibentazione dello stabilimento.
«Il mio – chiarisce Valentina – è un lavoro partigiano. Mi sono messa dalla parte dei lavoratori, ho ricostruito la vicenda dando voce a loro. Se ne avesse avuta la possibilità questo lavoro lo avrebbe fatto mio padre».
«Si tratta – conclude Bertinelli – di un tributo ai padri e non soltanto al padre. E’ il racconto di questa tragedia collettiva. Una storia che viene raccontata con 25 anni di ritardo. All’inizio Marco Vettori è stato solo, con pochi altri compagni, morti come lui per patologie correlate all’amianto. E’ stata una battaglia inizialmente incompresa anche nella sinistra sindacale e politica. All’inizio c’è stata una sottovalutazione in buona fede. Marco ha affermato il diritto alla salute come non negoziabile».
«Valentina – sottolinea Silvano Balestreri, docente di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico all’Università di Genova, che ha seguito il lavoro della tesi – è riuscita a trasmettere grandi emozioni con rigore scientifico, e ha portato alla ribalta un caso di storia che non è così conosciuto fuori dai confini della Toscana come quello dell’Ilva. Valentina ha assolto un compito di giornalismo, raccontando tutto con il rigore che è alla base della corretta informazione. La Breda è una cattedrale dove non si celebra la Messa, ma la fatica del lavoro. Il lavoro non si può barattare con la morte».
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