Ospedali in affanno, i letti non bastano e la chirurgia arretra
Medici e sindacato criticano l'Asl di Pistoia: «Mancano 250 posti e l’influenza non c’entra. Saltano gli interventi non urgenti, liste di attesa di oltre due anni»
PISTOIA. Non è questione di influenza, è proprio una malattia cronica. Se i posti letto nella sanità pistoiese non bastano, se bisogna spostare i malati da un ospedale all'altro o tra i reparti di uno stesso ospedale, se si deve interrompere l'attività chirurgica per dare un letto a malati generici, non è colpa dei picchi influenzali. Ne sono convinti medici e sindacalisti. «L'influenza è una balla - taglia corto Corrado Catalani, segretario dell'Intersindacale medica e primario di Malattie infettive al San Jacopo di Pistoia - L'emergenza è strutturale, il problema esisteva anche ad agosto quando l'influenza non c’era».
Mancano 250 posti. Il sindacato dei medici ha anche quantificato il problema. Mancherebbero 250 letti rispetto alle necessità indicate dalla stessa Regione. «I posti letto nella Asl 3, secondo due stime diverse, variano da 2,2 a 2,3 per mille abitanti - dice Catalani - Siamo ben al di sotto del parametro di 3,2 indicato dalla Regione, che a sua volta è inferiore al 3,7 del Ministero. Se poi guardiamo all'Europa, il riferimento va da 4,2 a 5 posti letto per mille abitanti. Comunque la si guardi, Pistoia è una Cenerentola». Dal confronto con i dati regionali si ricava uno standard indicativo di 960 posti letto per l'area pistoiese. Ma i tre ospedali - Pistoia, Pescia e San Marcello - ne mettono insieme meno di 700. Da qui esce la cifra dei 250 posti mancanti.
Effetti negativi a cascata. Malati rimandati indietro a Pistoia o a Pescia, spostati in su e giù in uno stesso ospedale da un reparto all'altro. In questi giorni gli episodi si sono moltiplicati. Ma sono solo un aspetto del problema. La carenza di posti letto produce una serie di effetti a cascata. Il primo parte dal nuovo ospedale di Pistoia, 400 posti, quasi sempre in affanno. «L’emergenza di posti è continua - osserva Beppino Montalti, medico di famiglia - l’influenza può averla aggravata». «L'emergenza non dipende dai picchi influenzali - ribadisce Carla Breschi, medico ospedaliero e consigliere comunale Pd - La Medicina generale ha sempre 6-7 pazienti da "appoggiare" fuori, una media di 15 e momenti in cui sono anche una trentina». "Appoggiare" i malati fuori, vuol dire portarli negli ospedali di Pescia e San Marcello dove più o meno sono alle prese con gli stessi problemi. Il risultato è duplice. Il primo è che Pescia e San Marcello finiscono per diventare le casse di espansione che assorbono i pazienti respinti da Pistoia, perdendo un po' delle loro funzioni specifiche. Il secondo è che, a Pistoia come a Pescia, si allargano gli spazi di Medicina generale a discapito della chirurgia.
Chirurgia ko, attese infinite. Così capita al San Jacopo che salti la week surgery, il reparto che per cinque giorni alla settimana (da lunedì a venerdì) è dedicato agli interventi chirurgici programmati, quelli non urgentissimi, perché i letti della week surgery devono ospitare i malati in esubero da Medicina. Gli interventi chirurgici vengono sospesi e le liste di attesa si allungano. «Tanto per fare un esempio - spiega Catalani - Per una colecistectomia siamo ormai a un'attesa di due anni e mezzo, per un'ernia l'attesa è di poco inferiore».
54 milioni di saldo negativo. Un altro effetto, il più macroscopico, secondo il sindacato dei medici, è la fuga dei pazienti. «I malati pistoiesi che si fanno curare altrove producono ogni anno un saldo negativo di 54 milioni di euro». Un salasso gigantesco. «Secondo le nostre valutazioni, un 35-40% di queste fughe è comprensibile e inevitabile. Sono malati che vanno a curarsi o a operarsi a Careggi, a Pisa o in altri ospedali dove possono trovare l'eccellenza per la loro patologia. Ma il restante 60-65% potrebbe trovare risposte adeguate negli ospedali pistoiesi». Perché non trovano queste risposte? «Perché gli ospedali non hanno letti - è la risposta impietosa di Catalani - e impegnano le loro forze per raccogliere malati generici penalizzando le specifiche competenze». Un gatto che si morde la coda. E si fa male.
«Quanto ai tempi di degenza - prosegue Catalani - siamo a 6-7 giorni, una media tra le più basse in Toscana. Segno dell’efficienza degli operatori». Anche Roberto Rossi, responsabile Cisl sanità per la provincia di Pistoia, difende gli operatori sanitari e punta il dito contro i tagli continui: «Non si può continuare a dire che con meno soldi si fanno le cose bene. Finora i sacrifici degli operatori hanno sopperito alle difficoltà organizzative e economiche». L’ultimo rimprovero di Catalani è rivolto ai direttori Asl: «Qui non c’entrano i tagli del governo. Tocca alla Regione fare scelte e valorizzare le competenze. Le direzioni generali devono decidere se occuparsi di sanità o limitarsi a fare i bilanci».
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