Il Tirreno

Pistoia

«Un sacco in testa e botte», tentata rapina a un anziano

Tiziana Gori
Antonio Noligni racconta l'accaduto, sulle braccia e sul volto i segni delle ferite (foto Gori)
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Antonio Noligni racconta l'accaduto, sulle braccia e sul volto i segni delle ferite (foto Gori)

Antonio Noligni è stato aggredito dopo aver aperto la porta. I rapinatori, forse disturbati dal clacson di un’auto, sono scappati senza rubare i risparmi

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PISTOIA. Ha sentito il campanello suonare. Alle sette e un quarto del pomeriggio l’oscurità era calata da un pezzo ma Antonio Noligni è abituato da una vita alla quiete della campagna e ha aperto senza timori. Non di rado, poi i suoi parenti lo vengono a trovare. «Mi hanno messo un sacco in capo». E con le mani fasciate da garze per le ferite, mima il gesto dei rapinatori che lunedì sera l’hanno colto alla sprovvista nella sua abitazione di via Lungobrana, a Badia a Pacciana. Poche case, perlopiù casolari e villette ristrutturate, lungo il torrente Brana, in una strada priva di illuminazione. È qui che Antonio Noligni, 94 anni, vive. Da solo. Due anni fa ha perso la moglie, lo scorso anno il fratello. «Un particolare che sicuramente i malviventi conoscevano», afferma la nipote sull’uscio di casa. Aggiungendo che i parenti hanno provato a dirgli di prendere un cane, per tenergli compagnia e fare un po’ di guardia, ma lui ha rifiutato: «E se muoio dopo un anno...». Antonio Noligni è autosufficiente, un uomo temprato dalla vita all’aria aperta. Cura il suo orto e gli animali. «Le galline - aggiunge la sorella, Giovanna - gliele hanno rubate un paio di volte, e lui le ha sempre ricomprate. Questo però...» e indica il fratello, che porta sul volto tumefatto, sulle mani e sulle braccia i segni della resistenza opposta ai rapinatori. «Non viviamo più tranquilli», dice Giovanna Noligni.

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«Mi hanno spinto in casa - racconta il pensionato- e mi hanno messo un panno in bocca per impedirmi di gridare. Uno mi diceva di stare fermo, puntandomi contro una pistola, mentre l’altro è andato in giro a rovistare. Io non lo so - scuote la testa - non ho visto niente. Solo che avevano sciarpe e cappellini in testa». Non respirava, con quel panno, e se l’è tolto. «Quello (riferendosi al ladro, ndr) mi ha messo allora in bocca la sua mano. Aveva i guanti. Io gliel’ho morsa, mi ha sbattuto la faccia in terra sul pavimento». Nell’impatto ha perso alcuni denti, bocca e naso hanno iniziato a sanguinare. Nella colluttazione ha anche perso l’apparecchio acustico. Non ha capito, quindi, se si trattava di italiani o stranieri. Poi, l’imprevisto. Il suono del clacson della figlia del vicino (il casolare di Noligni è separato dalla casa confinante da un muretto con siepe). «Mi ha raccontato oggi (ieri, ndr) - spiega Giovanna Noligni - che era venuta a riprendere i figli, lasciati nel pomeriggio dai nonni». Probabilmente è questo il motivo per cui i rapinatori hanno deciso di darsi alla fuga. «Li ho sentiti dire “scappiamo, scappiamo”», e mi sono ritrovato da solo», spiega Antonio Noligni.

Era sul pavimento. Dolorante si è rialzato ed è andato verso la scala. «Ho visto le luci accese, allora ho preso un coltello e sono salito. Avevano rovistato in giro, era tutto sottosopra». Ma non avevano fatto in tempo a trovare i risparmi dell’anziano. Noligni ha telefonato alle sorelle. In via Lungobrana è arrivata per prima Giovanna, e poi gli altri parenti, che hanno chiamato il 118 e i carabinieri, intervenuti con una pattuglia del Nucleo radiomobile e una della Stazione di Bottegone. Appena entrati, Noligni ha consegnato loro la pistola, che si è rivelata essere un’arma giocattolo. Nella concitazione i rapinatori l’avevano fatta cadere sul pavimento. L’anziano è stato medicato e trasportato al Pronto soccorso, dove ha avuto un referto di cinque giorni. «In 77 anni che abito qui non era mai accaduto niente», e allarga le braccia. È voluto tornare a casa, i parenti hanno passato con lui tutta la giornata.

Sulla tentata rapina e l'aggressione a Noligni sono in corso le indagini da parte dei carabinieri. Ci sono similitudini e divergenze rispetto alla rapina perpetrata due ore dopo a Pistoia ai danni di un anziano e della figlia. Mentre nel primo caso i rapinatori si coprivano con sciarpe e cappelli, nel secondo nascondevano il volto con dei caschi. 

 

 

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