Il Tirreno

Pistoia

il possibile movente

Dieci fatture falsificate nei conti della ditta

FIRENZE. Dieci fatture che indicavano fantomatici crediti di clienti ancora da riscuotere: Luigi Orefice le aveva consegnate, a cavallo fra la fine del 2009 e i primi mesi del 2010, presso gli...

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FIRENZE. Dieci fatture che indicavano fantomatici crediti di clienti ancora da riscuotere: Luigi Orefice le aveva consegnate, a cavallo fra la fine del 2009 e i primi mesi del 2010, presso gli sportelli dei due istituti di credito, la Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, e il Credito Cooperativo di Masiano, in cui aveva due conti correnti. In totale, i crediti che sosteneva così di poter vantare, ammontavano a 71mila euro. In realtà da quelle fatture non avrebbe mai potuto incassare un solo euro: si trattava infatti in tutti e dieci i casi di autentici falsi.

«Abbiamo inviato le fatture che scoprimmo aperte sui conti correnti di Luigi Orefice - spiega l’ispettore della Questura di Pistoia, Giuseppe Aprile - a tutte le ditte che risultavano creditrici, e da queste sono state tutte completamente disconosciute». Un dettaglio non di poco conto, secondo Aprile, che coordinò nel 2010, all’epoca della denuncia di scomparsa di Rosario Orefice, le indagini sulla posizione finanziaria del fratello, Luigi, è quello che riguarda la data di scadenza di tutte e dieci le false fatture: “Questa, in tutti i casi - ha riferito Aprile ieri in aula - coincide fra l’aprile 2010 e il successivo giugno. Il periodo cioè a cui risale la scomparsa di Rosario Orefice e verosimilmente anche la sua morte». Un elemento che tornerebbe a indicare una ragione finanziaria all’origine dell’uccisione di Rosario Orefice da parte del fratello Luigi. Fra le deposizioni dei funzionari della Polizia che condussero nel 2010 le prime indagini sulla scomparsa di Rosario Orefice è rientrato ieri anche il racconto del primo sopralluogo effettuato nel domicilio di Luigi Orefice, risultato da subito il principale indagato: all’interno del furgone aziendale posteggiato sotto casa, fu trovato un sacco nero della spazzatura, con all’interno, assieme a biglietti da visita e documenti bancari, il casco di Rosario Orefice. Un oggetto di cui, al momento della scomparsa del fratello, fu lo stesso Luigi a denunciarne la sparizione. «Chiamato a rispondere sul ritrovamento - riferisce un sovrintendente in aula - ammise che aveva raccolto gli oggetti per poter disfarsene». (g.f.)

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