Impossibile accorgersi di quelle sottrazioni
Comunità montana, in tribunale a Pistoia le arringhe dei difensori di dirigenti e revisori accusati di aver favorito l’ex economo Sichi
PISTOIA. «Impossibile per i dirigenti accorgersi di quelle appropriazioni. Sichi ha potuto fare quello che ha fatto avvalendosi di un buco normativo: rivestiva sia la carica di economo che quella di responsabile dei servizi finanziari. Era, per così dire, al tempo stesso ministro del Tesoro e ministro delle Finanze: di fatto era il controllore di se stesso».
Nell’udienza davanti al gup del tribunale di Pistoia per gli ammanchi alla Comunità montana, spazio alle ultime arringhe degli avvocati difensori dei nove imputati accusati di concorso doloso in peculato per omissione: con il loro comportamento, dirigenti, sindaci revisori e direttori di banca avrebbero consentito all'ex economo Giuliano Sichi di commettere per anni i reati per i quali è attualmente già sotto processo: peculato e falsità ideologica in atto pubblico.
Il pm Luigi Boccia ha chiesto il rinvio a giudizio per i due dirigenti della Comunità Roberto Fedeli e Rosa Apolito, i due revisori dei conti Antonella Giovannetti e Alessandro Michelotti, i quattro direttori che dal 2000 al 2010 si sono succeduti alla guida della filiale di San Marcello della Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, tesoriere dell'ente, e del responsabile, dal 2006, del centro tesorerie dello stesso istituto di credito: Umberto Licio Erpichini, Luciano Baldi, Gabriella Banti, Valter Bernardi e Stefano Bertocci.
Tutti sono accusati, di aver consentito a Giuliano Sichi di appropriarsi, nell'arco di una decina di anni, di oltre un milione di euro, grazie a falsi e artifici contabili da lui messi in atto.
«La mia assistita si è comportata nel modo più corretto e irreprensibile – spiega l’avvocato Alessandro Mencarelli, difensore di Rosa Apolito, nel sintetizzare la propria arringa – I mandati di pagamento erano sottoscritti dal solo Sichi e quelli che costituiscono la fonte dell’appropriazione non erano inseriti nella contabilità: se li firmava da solo e li incassava. La legge gli ha permesso di fare ciò che ha fatto, nessuno se ne poteva accorgere».
«I revisori hanno sempre svolto con il massimo scrupolo il loro dovere professionale – aggiunge l’avvocato Marco Farneti, legale della Giovannetti – Il problema è che il loro unico referente, per norma e per legge, era Sichi. La fonte per i documenti necessari per i controlli era lui. I bilanci apparivano sempre in regola».
Prossima udienza, il 20 febbraio.
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