Il Tirreno

Pistoia

Presto una soluzione per i due stranieri ricoverati da un anno

Elisa Valentini
A sinistra il dottor Daniele Mannelli, responsabile della zona distretto pistoiese (foto Gori)
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A sinistra il dottor Daniele Mannelli, responsabile della zona distretto pistoiese (foto Gori)

Incontro tra Asl, Comune e Prefettura. Il dottor Mannelli: saranno dimessi, il primo obiettivo è un permesso di soggiorno per cure

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PISTOIA. Dimissione ospedaliera, ma nel rispetto della dignità di persone. È l’obiettivo che si sono posti i soggetti che ieri hanno partecipato all’incontro promosso da Daniele Mannelli, responsabile della zona distretto pistoiese e direttore della Società della salute, per risolvere la situazione dei due pazienti, un nigeriano ed un marocchino, ricoverati da oltre un anno rispettivamente nel reparto malattie infettive dell’ospedale San Jacopo di Pistoia e medicina del Piot di San Marcello. Pazienti che, avendo ricevuto le cure necessarie, potrebbero essere dimessi se solo non fossero non autosufficienti, privi del permesso di soggiorno e di un alloggio. Erano presenti il coordinatore della rete ospedaliera provinciale, il direttore dell’ospedale di Pistoia e la responsabile del Piot Pacini, rappresentanti dei Comuni di Pistoia e San Marcello, del centro antidiscriminazione della Provincia, della Prefettura e della Caritas.

“Lo scopo – spiega Mannelli - è fare sinergia per aiutare la dimissione, creando però le condizioni per accogliere queste persone sul territorio. Essendo prive di permesso di soggiorno, non possiamo garantire loro prestazioni assistenziali cui non hanno diritto per legge, spendendo soldi destinati ai residenti. Al momento, hanno diritto solo alle cure necessarie e urgenti che ne hanno determinato il ricovero in ospedale. Con gli strumenti attuali– prosegue Mannelli – l’unica via possibile sarebbero le dimissioni senza ulteriore assistenza, cosa inaccettabile per tutti: si tratta di persone con difficoltà oggettive. La Prefettura, in collaborazione con la Questura, e il centro antidiscriminazione, hanno fornito indicazioni ai due ospedali su una serie di azioni che consentano di dare un titolo a queste persone, requisito basilare per ulteriori prestazioni. Le ipotesi sono il rimpatrio assistito (tuttavia già rifiutato dal paziente marocchino, ndr) con appositi fondi nazionali o l’ottenimento di permessi di soggiorno per cure. Per il nigeriano, potrebbero esserci anche le condizioni per lo status di rifugiato politico”. Per quanto possibile, sarà favorito l’inserimento sociale, dunque non il mero ricorso alla Rsa. “Non ci sono soluzioni precostituite, ma sono fiducioso – conclude Mannelli - tutti si sono impegnati, per le proprie competenze, a lavorare per un percorso, che richiederà alcune settimane, compatibile con lo stato di salute dei due pazienti e la normativa vigente, per garantire la dimissione ospedaliera nel pieno rispetto della dignità di persone”.

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