Comunità montana, scoperti per caso i pagamenti a Sichi
Al processo contro l’ex economo parlano i dipendenti che per primi denunciarono i mandati firmati dall’imputato
PISTOIA. La valanga che avrebbe travolto per sempre la Comunità montana prese a rotolare il 7 marzo 2011, quando quattro impiegati bussarono alla porta dell’ufficio della dirigente Rosa Apolito. In mano avevano una serie di stampe tratte dal programma di contabilità, un lungo elenco con dieci anni di mandati sospetti intestati al ragioniere-economo dell’ente, Giuliano Sichi. Mandati per cifre molto consistenti, spesso senza documentazione allegata, per un totale di 570.000 euro in dieci anni.
I quattro erano Cristiana Baldassarri, impiegata del servizio finanziario, Lorenzo Fini, informatico, Daniela Bartoli ed Enrico Bernardini, del servizio personale. Quasi quattro ann i dopo Sichi è sotto processo, imputato di peculato e falsità ideologica in atti pubblici, con l’accusa di aver sottratto all’ente dal 2001 al 2011 più di un milione di euro. E giovedì 22 gennaio in tribunale, alla seconda udienza del processo (davanti al collegio presieduto da Luciano Costantini, a latere Giuseppe Ciccarelli e Vanessa Rocchi) Cristiana Baldassarri e Lorenzo Fini hanno rievocato – rispondendo alle domande del pm Luigi Boccia e del difensore di Sichi, avvocato Pamela Bonaiuti – come, quasi per caso, si imbatterono in quegli strani mandati.
«A febbraio 2011, mentre effettuavo dei controlli su un pagamento che avremmo dovuto fare come ente – ha raccontato Baldassarri – mi imbattei in un mandato di pagamento a Sichi di 4.500 euro. La cifra era insolitamente consistente e non c’erano documentazioni allegate. Mi parve strano. Chiesi aiuto ad un collega più abile di me con l’informatica, Lorenzo Fini, e con lui interrogammo il programma. Vennero fuori altri mandati di pagamento per Sichi, a volte per cifre consistenti, sopra i duemila euro, e spesso privi di documentazione giustificativa».
La ricerca degli impiegati setaccerà alla fine ben dieci anni, portando alla luce mandati di pagamento per 570.000 euro. Molti sono riferiti al capitolo di bilancio in cui finiscono gli stipendi delle guardie forestali: somme che per la Comunità montana sono una partita di giro. Baldassarri e Fini interpellano così due colleghi dell’ufficio personale chiedendo spiegazioni. Capiscono che c’è qualcosa che non torna, ma non sanno ancora capacitarsi. «Sembrava assurdo che nessuno in tanti anni se ne fosse accorto» ha dichiarato Fini.
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Ma i due colleghi, Daniela Bartoli ed Enrico Bernardini, quelle spiegazioni non sanno fornirle. Allora tutti e quattro, quel fatidico 7 marzo, vanno dalla dirigente Rosa Apolito, segretario generale dell’ente. «Al solo sentire che avevamo trovato delle movimentazioni anomale nei confronti di Sichi – ha raccontato Fini – la dottoressa ebbe uno choc emotivo, si mise le mani nei capelli, sembrava piangesse. Poi, ripreso il controllo, non seppe dare risposta alle nostre domande, ma ci disse di scrivere due righe e di fargliele avere, che ci avrebbe pensato lei».I quattro scrissero, firmarono e fecero protocollare una lettera che è agli atti del processo. «Le spiegammo che se non avesse proceduto lei, eravamo intenzionati a recarci noi in procura» ha sottolineato Baldassarri. Durante l’incontro fa capolino nell’ufficio anche Giuliano Sichi, visibilmente agitato.
Da quel giorno non lo videro più in Comunità montana, ma dopo poco esplose sui giornali la notizia dell’inchiesta: la Finanza cercava le prove di un maxi ammanco nei conti dell’ente. L’inchiesta terminerà nel 2013, a marzo 2014 il rinvio a giudizio per Sichi. Il processo prosegue il 26 febbraio.
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