Il presidio
Non attiva la carta e il tasso delle Poste scende dal 3 allo 0,5%
Un pensionato di Pistoia ha presentato ricorso contro l’azienda sentendosi truffato per non aver ricevuto quella tessera e perché nessuno gli ha mai detto di attivarla
PISTOIA. Nel 2012 si era lasciato convincere dalla direttrice di un ufficio delle Poste di Pistoia ad aprire un libretto di risparmio postale chiamato “smart” con la promessa che avrebbe fruttato il 3% sulle somme depositate se lo avesse mantenuto acceso fino al 31 dicembre del 2013 conservando sempre un saldo non inferiore al novanta per cento della somma iniziale. Il signor Mario Felice Gandini, oggi settantunenne, è stato molto scrupoloso nel rispettare le condizioni che gli erano state spiegate, compresa quella di fare altri versamenti mensili. L’amara sorpresa però è arrivata nel gennaio del 2014 quando si è presentato per farsi accreditare gli interessi ed ha scoperto che gli era stato riconosciuto solo lo 0,5 per cento anziché il 3 come promesso. La motivazione l’ha scoperta molto più tardi e sarebbe stata giustificata dalle Poste per non aver rispettato una delle condizioni scritte nel foglio informativo, ovvero l’attivazione della Carta libretto entro sessanta giorni dall’adesione.
«Per me si è trattato di una vera e propria truffa - racconta il signor Gandini - Ho presentato un ricorso scritto alle Poste il 12 febbraio 2014 chiedendo che mi fosse riconosciuto il 3% promesso e, devo dire, sarei stato anche pronto ad accettare un rifiuto. Il fatto è che nessuno mi ha mai risposto così ho interessato, con l’avvocato Gilberto Zini dell’associazione Cittadinanza attiva, l’Arbitro Bancario Finanziario evidenziando nel ricorso che ci sono state sicuramente delle violazioni ai doveri di buona fede nella fase delle trattative, della formazione e della esecuzione del contratto».
E’ stato così che le Poste hanno presentato istanza di rigetto del ricorso di Gandini specificando anche le ragioni per cui non hanno riconosciuto il tasso del 3 per cento su quel libretto. Nell’istanza di rigetto si legge che “per conseguire il tasso premiale Smart” bisognava rispettare quattro condizioni: attivare la carta libretto entro 60 giorni, mantenere in vita il libretto almeno fino al 31 dicembre incluso, fare almeno un versamento mensile in contanti o tramite assegno di importo non inferiore a trecento euro e mantenere un saldo superiore o uguale al 90% del saldo iniziale. Tre delle su esposte condizioni il signor Gandini le ha rispettate perché, afferma, gli sono state ben spiegate. gli è mancata però la quarta.
«Chiedo come mai nessuno mi ha mai parlato di questa carta libretto da attivare – dice il pensionato – Quando l’ho fatto presente alla direttrice mi ha detto che la tesserina mi è stata inviata a casa per posta ordinaria. Ma io non l’ho mai ricevuta e poi dico, una tesserina del genere si manda per posta ordinaria? Visto che quella signora mi ha cercato tante volte per convincermi a trasferire il conto dall’ufficio centrale delle Poste a quello diretto da lei, perché non mi ha fatto una telefonata per verificare che avessi ricevuto quella carta? Ogni mese ho fatto dei versamenti eppure nessuno mi ha detto che quel libretto non rispondeva più alle caratteristiche necessarie per ricevere il tasso promesso. Ora mi aspetto che l’Arbitro Bancario Finanziario condanni le Poste e che mi venga pagato quanto dovuto».
Il fatto è che anche l’Arbitro Bancario Finanziario sta procedendo molto a rilento e il signor Gandini è sconfortato.
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