Il Tirreno

Pistoia

Sant’Ignazio, il prete chiude la chiesa per i troppi furti

Sant’Ignazio, il prete chiude la chiesa per i troppi furti

Resterà aperta solo nell’orario delle funzioni. Del problema si parlerà domani nell’incontro del vescovo con i parroci

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PISTOIA. «Quando ho visto il ladro che oltrepassava il cordone per rubare il Santissimo ho capito che così non può continuare». Don Umberto Pineschi consegnerà i filmati delle videocamere ai carabinieri, e ha già informato il vescovo Fausto Tardelli dei nuovi furti. Domani, nel consueto incontro tra i parroci del centro - in cui sarà presente anche il nuovo vescovo - la sicurezza delle chiese sarà uno dei punti all’ordine del giorno. Come garantirla perchè altri parroci, dopo don Pineschi, non decidano di chiuderle per non vedersi derubare delle offerte dei fedeli, ora più che mai necessarie per la gestione delle parrocchie?

Raccogliendo l’appello accorato del canonico di Sant’Ignazio (la chiesa di piazza Spirito Santo, ndr) alcuni parrocchiani ieri mattina hanno dato la propria disponibilità a tenere aperto (e sorvegliato) il luogo di culto. Al di fuori di quei momenti Sant’Ignazio resterà chiusa.

I furti si sono fatti più frequenti negli ultimi tempi. «Il figlio del sacrestano si è accorto del buco procurato ad una delle cassette - racconta il canonico - Abbiamo visionato il filmato del sistema di sorveglianza. Due uomini, uno a volto scoperto e l’altro con un cappello in testa, hanno oltrepassato il cordone e si sono diretti verso il tabernacolo che contiene la pisside e le ostie. Scattato l’allarme hanno fatto alcuni passi indietro, riprendendo a girovagare. Il filmato li mostra mentre, dopo aver tentato di avvicinarsi al presbiterio riescono a praticare un foro (probabilmente con delle tenaglie) in una delle cassette delle elemosine». Quest’episodio era stato preceduto da un altro tentativo di furto: «La notte del 24 dicembre - spiega don Pineschi - dopo la messa, ho sorpreso un rom che stava cercando di rubare dalla cassetta per le offerte». Grande il rammarico del parroco: «Le chiese sono fatte per stare aperte». Dispiace tenerle chiuse. Non è un qualcosa che può far contenti i fedeli né tantomeno gratificare i turisti: «Se altri parroci seguissero il mio esempio - commenta Umberto Pineschi - cosa andrebbero a vedere i turisti? Sarebbe un danno anche per il Comune... Mi dispiace enormemente aver dovuto prendere questa decisione. Servirebbe del personale per la vigilanza, ma la parrocchia non è in grado di provvedervi». Don Pineschi ricorda che per un periodo un’associazione culturale aveva garantito la sorveglianza delle chiese del centro e si augura una soluzione simile.

Altre chiese sono prese di mira, con minore o maggiore frequenza. «La Cattedrale, ma lì ci sono due sacrestani che riescono ad accorgersi dei tentativi e possono tenere sotto controllo la situazione. E la chiesa di San Francesco».

Entrando nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, è stata edificata a partire dal 1647 dalla famiglia Rospigliosi per accogliere i Gesuiti. L’altare maggiore è stato progettato nel 1668 da Gian Lorenzo Bernini. Una chiesa maestosa, ma non è facile per i parroci gestire, soprattutto in questo momento, i luoghi di culto. Appena entrati in Sant’Ignazio sono visibili le cassette che invitano a lasciare offerte per la manutenzione degli organi, contributi per il riscaldamento della chiesa e contributi alle spese per l’elettricità. Il parroco, ma non è il solo, lamenta difficoltà a restare in attivo sul conto corrente una volta pagate le bollette. I furti delle offerte fanno male, ora più che mai.

Tiziana Gori

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