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Pistoia

In questura con mia figlia, come in Burundi

In questura con mia figlia, come in Burundi

Il padre di una delle due ragazze rapinate scrive una lettera aperta al ministro Alfano: privacy, igiene e sicurezza inesistenti

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PISTOIA. Il padre di una delle due ragazze rapinate in pieno centro di Pistoia nella notte tra sabato e domenica ha inviato una lettera aperta al ministro Alfano. L'uomo, di cui omettiamo le generalità per non rendere riconoscibili le vittime dell'aggressione, al di là dello spavento per una vicenda conclusasi per fortuna in maniera non traumatica, è rimasto stupefatto dalle condizioni in cui si trova la Questura di Pistoia ed ha scritto al ministro dell'Interno Angelino Alfano.

«Dopo il primo comprensibile spavento - scrive - è iniziata una lunga trafila che si è conclusa all'alba. Dapprima ci siamo recati al locale Pronto soccorso. Sembrava di essere in Svizzera. All'interno di un ospedale nuovo di pacca. Poi, una volta ottenuto il referto, via di corsa alla Questura».

«E qui, caro ministro, la Svizzera si è trasformata (mi perdoni l'Africa) nel Burundi. Accolti nell'ingresso di una struttura che definire fatiscente è usare un eufemismo, abbiamo visto cose che quasi nessun umano ha mai potuto vedere. A partire da una cella di sicurezza inutilizzabile come segnalava un bel cartello posto sulla porta con tanto di timbro. Non parliamo poi della stanza in cui si è svolto il riconoscimento e delle sue curiose modalità. In assenza di un locale adatto alla bisogna i due accusati sono stati portati nell'ingresso. Noi congiunti delle vittime fatti accomodare in piedi sulle scale interne e dietro una porta per evitare che potessimo vederli e che loro vedessero noi. Le giovani vittime invitate a rimanere nella stanza del verbale, che si affaccia sull'ingresso, ma a luce spenta, cosicchè gli aggressori (forse) non le vedessero mentre effettuavano il riconoscimento».

«Ma quel che c'è di bello è che mentre sostavamo sulle scale, la porta si è aperta e prima è passata davanti a noi la donna che ha partecipato alla rapina, poi due giovani che poi abbiamo scoperto essere i coinquilini degli aggressori. Insomma un bel can can in cui la privacy non si sapeva neppure cosa fosse, la sicurezza era un optional, l'igiene invece era assolutamente latitante, come dimostra il bagno senza chiave di cui si sono serviti prima la donna, previa uscita dalla pseudo cella di sicurezza, poi a turno tutti noi parenti che così abbiamo potuto vedere sia la donna che l'uomo autori della rapina bene in faccia».

Al termine di questa nottata, il padre trae la seguente, amara conclusione. «Gentile ministro, tutto è bene quel che finisce bene, ma ho deciso di scriverle perchè temo che l'unico a non averci fatto una bella figura sia proprio lei. E me ne dispiace molto. I suoi sottoposti sono stati infatti molto efficienti e comprensivi. E anche gentili. Si sono scusati con noi quando si sono visti costretti a metterci alla porta (interna) una prima volta. E si sono mostrati ancor più mortificati quando per ben due volte, causa mancanza di spazio e riservatezza, si sono visti costretti a metterci fuori, in strada, prima di procedere con ulteriori confronti e farci rientrare al calduccio. E le scuse non sono mancate neppure ai testimoni, costretti ad attendere a lungo all'impiedi per mancanza di sedie».

«I poliziotti, nonostante tutto, hanno fatto il massimo possibile nella situazione e negli spazi dati. Lei invece ci sta dando una Questura che, mi passi il termine, fa davvero schifo. Nel Burundi ne hanno di migliori e di più ampie, moderne ed accoglienti. Però lei è anche fortunato, signor ministro. Potrebbe fare bella figura con poco. Infatti a poche centinaia di metri da questo vecchio ed inadeguato palazzone, c'è una bella Questura nuova di zecca e con tutti i crismi ed i sacramenti. Ha un solo difetto: al momento non è utilizzata. Lei paga, anzi noi paghiamo per due edifici, uno vecchio in affito e uno nuovo inutilizzato: una bella spending review. E noi siamo anche sfortunati, perchè dobbiamo sorbirci un piccolo pezzo di Burundi, quando potremmo fare un salto deciso a livello della Svizzera».

«Lei però - conclude -potrebbe fare in modo di organizzare un rapido trasferimento della Polizia dal fatiscente edificio di Via Macallè a quello moderno ed accogliente di via Pertini. Perchè ciò non sia stato possibile da due anni a questa parte provi a chiederlo ai suoi funzionari, locali e non, che potranno raccontarle una storia di Prefetti, Prepotenze e Privilegi che neppure il miglior Camilleri è ancora riuscito a raccontare. Lo Stato putroppo continua ad offrire di sé solo un'immagine proterva, prevaricatrice e stolida al tempo stesso. E lo Stato, quello con la S maiuscola, che lei rappresenta, non ci fa una bella figura».

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